Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #114 – invece di affidarci alla speranza, dedichiamoci all’azione

C’è una caratteristica della politica che ho sempre amato e che con tutta probabilità rappresenta il motore propulsivo di quella passione, che ancora oggi mi spinge a combattere ogni giorno per provare a contribuire per la mia parte al miglioramento della qualità delle nostre vite. È quell’incredibile proprietà della politica di riuscire a far emergere, ad un certo punto della storia, il giusto interprete capace di mobilitare con gesti ed idee grandi masse di persone. Se un giorno riusciremo a vincere la battaglia contro i cambiamenti climatici non potremo che ringraziare una testarda ragazzina svedese, che con il suo berretto di lana e le sue treccine sembra già essere riuscita laddove una decina di politici, centinaia di scienziati e migliaia di attivisti avevano fallito. Venerdì tantissime persone hanno manifestato seguendo l’appello ambientalista di Greta Thunberg, le cui parole dovrebbero suonare come monito per tutti noi. “Non saremo noi a cambiare il mondo, non si può aspettare che cresciamo. È necessario che i grandi agiscano adesso“. Una verità assoluta e pragmatica per rovesciare il vecchio adagio secondo il quale saranno i giovani a cambiare il mondo. Greta è una ragazza incredibilmente speciale, non soltanto perché dal 20 agosto scorso ha deciso di protestare ogni venerdì mattina in compagnia dei suoi cartelli davanti al Parlamento svedese contro lo scarso impegno politico sui cambiamenti climatici, ma anche perché la sindrome di Asperger che le è stata diagnosticata rappresenta la sua forza nell’osservare i nostri comportamenti in un mondo sempre più malato.
C’è una parte del discorso che ha fatto conoscere Greta Thunberg al mondo e che vi invito assolutamente a vedere, che spiega benissimo le ragioni che l’hanno resa così popolare e speriamo influente fra i suoi coetanei. Dice Greta dopo aver parlato della sua malattia, “per quelli di noi che ricadono in questo spettro, quasi tutto è bianco o nero. Non siamo molto bravi a mentire, e di norma non desideriamo partecipare a quelle trame sociali a cui il resto di voi sembra appassionarsi tanto”. Tutto è bianco o nero. In questa semplice frase c’è il senso profondo del FridaysforFuture, lo stato d’animo di chi non può spiegarsi per quale ragione malgrado tutti gli allarmi, i disastri ambientali e gli alti livelli di inquinamento, le nostre società e i modelli di comportamento degli adulti non cambino velocemente. Bianco o nero. O si sta con chi come Greta è convinta che questa sia la più grande emergenza globale e vada affrontata come la priorità assoluta per la nostra specie o si sta dalla parte di chi fa finta di non vedere per coprire gli interessi economici di un mondo finanziario e iper capitalista senza più regole e principi.

Nel suo video Greta è sempre serissima, ma usa una battuta per scuoterci e con me c’è riuscita. “Sotto molti profili siamo noi autistici quelli normali e credo che il resto del mondo sia piuttosto bizzarro. Perché se le emissioni devono essere fermate, allora le dobbiamo fermare. Per me, questo è bianco o nero. Non ci sono zone grigie con la sopravvivenza in gioco”. Ognuno di noi è chiamato a fare di più nella propria vita quotidiana, cominciando con l’abbandonare le nostre abitudini consumistiche ed aiutandoci l’un l’altro a fare a meno di qualcosa per salvaguardare il tutto. La politica ambientale mondiale ha insperatamente trovato in una testarda sedicenne svedese, afflitta dalla sindrome di Asperger, il miglior canale possibile per fermare la nostra attenzione sul problema più urgente del nostro secolo. Non ci perdoneremmo mai se la lasciassimo da sola a combattere questa battaglia. E se non la difendessimo dagli attacchi beceri che sta subendo da chi tutela gli interessi di chi è responsabile della situazione in cui ci troviamo.
L’attacco terroristico contro i fedeli di due moschee islamiche in Nuova Zelanda da parte di un folle, che si è ripreso mentre uccideva a fucilate decine di persone raccolte in preghiera, rappresenta un punto di non ritorno per l’Occidente. Il video della strage ha persino rischiato di andare in diretta social (purtroppo gira comunque per le chat di whatsApp) ed ha ragione la premier neozelandese Jacinta Arden a definire quanto accaduto un atto di violenza senza precedenti. Un’aggressione anti islamica e anti immigrati che dobbiamo avere il coraggio di dirlo chiaramente, trae la propria ispirazione ideologica dalle politiche della destra populista, che insieme all’Europa dei popoli vorrebbe cancellare i valori di uguaglianza e integrazione per i quali hanno perso la vita milioni di persone. Questo non è più il tempo del politically correct. Ognuno deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni ed anche dei propri silenzi e connivenze. Chi vuol mettere le armi in mano ai cittadini, ad esempio, sceglie di esporsi maggiormente a questo genere di attacchi. Non si meravigli poi se la responsabilità cadrà su di lui in futuro. Bisogna respingere con forza la sicurezza fai da te, che nasconde in realtà il desiderio represso di farsi giustizia da soli. O si respinge con convinzione il nuovo fascismo globale o rischiamo di perdere quanto abbiamo conquistato negli ultimi settant’anni.
Anche per queste ragioni, il prossimo 21 marzo esporremo le bandiere italiana ed europea in concomitanza con la festa del patrono d’Europa, San Benedetto. Per difendere i valori, gli ideali e i principi di pace e solidarietà che sono il cardine dell’Europa unita. Inoltre il Partito Democratico del Lazio e di Roma in questa data daranno vita ad una giornata di mobilitazione per rinnovare questo spirito europeo con volantinaggi e dibattiti insieme ai parlamentari europei, agli eletti, ai militanti, ai cittadini e ai giovani Democratici. È necessario parlare dell’Europa che dobbiamo costruire e per farlo con uno dei massimi rappresentanti a Bruxelles, venerdì abbiamo avuto ospite della sezione Nuovo Salario in III municipio l’europarlamentare Roberto Gualtieri. Insieme con lui abbiamo discusso delle proposte dei socialisti e dei democratici per la crescita, la coesione e l’occupazione in Europa. Ne parleremo ogni settimana in tutta la città perché la battaglia per salvare l’ideale dell’Europa unita è di vitale importanza per la democrazia. Con lo stesso spirito sabato siamo stati con il segretario del Pd Lazio Bruno Astorre e quello del Pd Roma Andrea Casu a Tor Bella Monaca per sostenere il presidio per la legalità e la lotta alla criminalità organizzata, promosso da tante associazioni e dalla locale sezione democratica.
Domenica si è svolta la prima riunione della neo eletta Assemblea Nazionale del Partito Democratico, che oltre a tributare il sostegno al neo segretario Nicola Zingaretti, ha anche eletto nel suo seno il presidente del Partito Paolo Gentiloni. A loro va il mio in bocca al lupo per le importanti scelte future. Come ha fatto Gentiloni, anche io voglio ringraziare il Presidente uscente Matteo Orfini, che in questi anni ha ricoperto il ruolo di Presidente del Partito, combattendo, troppo spesso in solitudine, battaglie difficili ed importanti quali quelle sullo Ius Soli e la lotta alla criminalità a Roma. Durante questo periodo, Orfini ha dovuto ricoprire anche l’ingrato ruolo di commissario del Partito Democratico di Roma, in seguito alle terribili vicende di Mafia Capitale che hanno visto coinvolti alcuni nostri esponenti politici.
Orfini ha avuto il merito di tenere insieme un Partito romano ferito e diviso, portandolo ad un congresso nel quale è emersa una classe politica giovane e proveniente dai territori, che si è caricata sulle spalle un Partito in balia dei creditori e privato persino dell’orgoglio. Due anni dopo il commissariamento il nuovo Partito Democratico di Roma è una comunità solida e in salute, che ha contribuito alla caduta delle amministrazioni grilline in III e VIII municipio e alle conseguenti vittorie delle colazioni di centrosinistra. Il Partito Democratico è tornato ad essere la prima forza politica in città, tanto da contribuire in maniera determinante anche alla vittoria di Nicola Zingaretti in Regione Lazio. Ci sono alcune frasi che si dicono sempre, senza magari pensarle veramente. Ecco quando si dice che si vince e si perde tutti insieme, si deve essere generosi ed usare la memoria, poiché ogni vittoria è sempre il frutto di un percorso che parte da lontano.
Come già fatto in III ed VIII municipio, il Partito Democratico di Roma affiancherà con tutte le proprie forze la giusta battaglia delle opposizioni in XI municipio, dove il Presidente grillino Mario Torelli ha ormai perso la propria maggioranza e pare anche il buon senso. Non contento di aver ignorato numerose istanze e richieste di intervento dei cittadini, Torelli invece di prendere atto del proprio fallimento politico, rassegnando le dimissioni per far tornare al voto il municipio, si è arroccato sulla poltrona per salvare il proprio stipendio. Lo ha fatto rilasciando un’intervista imbarazzante nella quale si mette nella mani di Dio, senza mai riflettere sul fallimento della sua amministrazione. Sinceramente pensavo di aver già visto tutto con le sceneggiate dell’ex presidente del III municipio Roberta Capoccioni, ma questo Torelli è la rappresentazione plastica dell’amministratore grillino stile Virginia Raggi. Quello che non governa, si auto proclama onesto e quando il proprio fallimento viene certificato, decide di affidarsi alla provvidenza, scaricando le proprie colpe sugli altri. Torelli sarà sfiduciato in aula e farà la stessa fine degli altri suoi colleghi. La speranza è che il prima possibile lo capisca anche la Sindaca Virginia Raggi, ormai abbandonata da tutti nelle segrete stanze del Campidoglio.
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