Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #105 – quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito  

C’è un proverbio cinese che tutti abbiamo sentito almeno una volta nella vita. “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. La metafora è più semplice da comprendere che da spiegare e in sostanza significa che se una persona indica verso l’alto, in direzione della luna, è perchè cerca di indirizzarci verso i sogni e gli ideali. Di conseguenza è da stolti soffermarsi sulle piccole cose, quelle terrene come il dito, poichè si fraintende il messaggio di chi vorrebbe innalzarci verso un obiettivo più grande. Ciò che è importante è la meta da raggiungere, mentre il dito non ha alcuna importanza, poichè è semplicemente lo strumento con il quale si cerca di indicare la via da percorrere. Ecco, quando leggo quello che Luigi Di Maio e Matteo Salvini scrivono sui social ai propri elettori, vengo assalito dalla sgradevole sensazione che stiano chiedendo loro proprio di guardare soltanto il dito. Le grandi promesse elettorali, ovvero i sogni del reddito di cittadinanza per tutti e della flat tax, sono improvvisamente scomparse. La mavovra di bilancio del cambiamento, approvata a colpi di strappi regolamentari, è stata il frutto di una mediazione al ribasso con l’Unione Europea. Tuttavia non c’è stato nemmeno il tempo di cambiarla, senza che nessuno potesse leggerla, che Salvini si è precipitato a chiedere i voti per le prossime elezioni europee, indicando ancora una volta il proprio dito. Non c’è più alcuna luna da raggiungere, semplicemente perché per il vice premier non esiste alcun orizzonte politico o visione del futuro. Quello che conta è sempre e soltanto la prossima campagna elettorale da vincere.

La questione è di una semplicità disarmante. I cittadini che stanno dando la propria fiducia al M5S e alla Lega sembrano antropologicamente gli eredi dei socialisti che non sapevano e dei forzisti che non vedevano. Alle soglie del 2019 ci sono loro che evidentemente non capiscono o peggio fingono di non capire. Il fondo degli investimenti passa dai 9 miliardi in tre anni inizialmente previsti a 3,6 miliardi. Per il 2019 il fondo scenderà a 740 milioni di euro (contro i 2.750 precedenti), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). Ai freddi ed oggettivi numero, il governo replica che non ci saranno tagli, tanto si sa che in matematica non tutti siamo forti. Di Maio prova a spiegare la manovra economica con una sorta di elenco taroccato fatto di crocette. Un po’ come quando a scuola si mettevano i titoli ai temi, ma poi non c’erano gli svolgimenti. La manovra conferma il blocco delle assunzioni fino al 15 novembre 2019 per la Presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici e le agenzie fiscali, mentre per le università viene posticipato al primo dicembre. Rimane anche la pericolosa clausola di salvaguardia, che molto probabilmente potrebbe portare nel 2020 all’aumento automatico dell’Iva di un paio di punti percentuali. Una serie di provvedimenti piuttosto recessivi, probabilmente di difficile comprensione.

Molto più semplici, al contrario, sono il condono e la sanatoria illimitata sui debiti Equitalia. Oppure la norma voluta dalla Lega che consente di far salire la soglia degli appalti senza gara, grazie alla quale la pubblica amministrazione potrà affidare lavori diretti nelle opere fino a 150 mila euro. Quelli che a Roma non hanno voluto le Olimpiadi per paura dei corrotti, quando governano il Paese si sentono talmente sicuri da alzare le soglie per gli affidamenti diretti. Ringraziano i corrotti, mentre sono in silenzio stampa quelli che, soltanto l’anno scorso, invece degli auguri di natale, mandavano le catene di whatsApp contro il governo guidato da Paolo Gentiloni. Adesso gli elettori grillini tacciono, perchè sono come i socialisti che non sapevano e i forzisti che non vedevano. Fra qualche anno loro diranno che non capivano. Poverini. Intanto la manovra consentirà a chi è senza titoli di esercitare professioni sanitarie. Sarà sufficiente aver lavorato, nell’arco di dieci anni, almeno per 36 mesi non consecutivi. In sostanza un’altra sorta di condono, che ha scatenato la protesta delle associazioni, prime fra tutte quella della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostreticia che rappresenta 22 mila iscritti in Italia. Il rischio è di mettere a repentaglio la salute pubblica dei cittadini, perchè appartenere ad un albo non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti fra i quali un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, l’aver acquisito competenze e abilità e soprattutto l’aver superato esami e prove.

Siamo difronte ad una classe politica totalmente impreparata e inadeguata, che si muove per tentativi e che mente costantemente alla cittadinanza. Dall’altra parte, tuttavia, i cittadini devono mostrare una reazione. Per non farsi dire fra qualche anno, magari da un democratico partigiano quale sono io, che in quel dicembre del 2018 mentre il Paese andava a rotoli se ne stavano allegramente a guardare il dito di Di Maio e Salvini.

A proposito del dito, ieri serà indicava davvero una luna piena bellissima. Che i prossimi giorni del Natale possano essere sereni. Auguri a tutti voi.

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