Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #97 – avviso di sfratto per Virginia Raggi

In Brasile i festeggiamenti sono sempre piuttosto eccessivi. Lo sono stati anche quelli per la vittoria elettorale di Jair Bolsonaro, il nuovo Presidente dell’estrema destra carioca, che dopo tredici anni ha sconfitto la sinistra di Fernando Haddad. Lula è dimenticato, chiuso in carcere. Con lui l’odiato Partido dos Trabalhafdores che tutti considerano responsabile del disastro economico e sociale in cui è sprofondato il paese. Adesso domina la destra. Una destra estrema, populista, razzista, guidata dal 63enne ex capitano dell’esercito. Nel Sud del Paese bianco e ricco, il voto a Bolsonaro è stato una valanga. Lo hanno premiato anche tutte le grandi città, mentre a Nord e nel Nordest, le regioni più povere del Paese, ha prevalso la sinistra di Haddad. La pericolosa ondata globale dell’estrema destra non si ferma. Bolsonaro è un personaggio molto controverso, che più volte ha affermato di rimpiangere i tempi della dittatura, promettendo che darà grandi poteri alla polizia pur di combattere la corruzione e la criminalità, ed esprimendo più volte opinioni intolleranti ed omofobe.

Il neo presidente del Brasile ha potuto contare sull’appoggio dei cristiani evangelici che rappresentano circa un quarto dell’elettorato e che hanno condiviso con lui le proposte per l’eliminazione dell’educazione sessuale dalle scuole, la negazione dei diritti civili per gli omosessuali e il mantenimento delle leggi in vigore contro l’aborto. Proprio sul rispetto delle donne Bolsonaro ha usato spesso toni sprezzanti, arrivando a dire ad una collega deputata che non avrebbe meritato nemmeno di essere stuprata da lui e sostenendo come le donne guadagnino meno degli uomini, in quanto più costose da assumere e perchè pagate anche quando sono in congedo di maternità.

La vittoria dell’estrema destra in Brasile ha reso particolarmente felice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, protagonista questa settimana della vergognosa strumentalizzazione dell’omicidio della giovane Desiree Mariottini a San Lorenzo. I romani presenti in via dei Lucani lo hanno giustamente apostrofato quale lo “sciacallo” che è, per aver cercato di trasformare lo stupro e l’omicidio di una ragazza di sedici anni in una narrazione sul degrado e il disordine sociale della città. Un racconto al quale hanno colpevolmente aderito anche Istituzioni e mezzi d’informazione. Il tema di questi giorni è stato il degrado, mentre la terribile violenza è rimasta sullo sfondo. Invece di difendere l’inviolabilità del corpo delle donne e il diritto all’autodeterminazione, in molti hanno agitato questa tragedia per alimentare odio e intolleranza. Vergogna. Vergogna. Vergogna.

Ad undici anni dal terribile omicidio di Giovanna Reggiani, che aprì le porte all’uso dello stupro e dell’omicidio quale strumento di lotta politica contro un’amministrazione cittadina, Roma appare ancora sotto shock. Ridurre il contrasto e la prevenzione della violenza contro le donne ad una questione di “noi” e “loro”, di nostre donne aggredite dagli stranieri, mentre parliamo al contrario di una realtà radicata che colpisce una donna su tre, troppo e molto spesso in famiglia, significa compiere un errore tragico. Allo stesso modo è incredibilmente sbagliato pensare che il degrado sociale si risolva con la ruspa o con i tweet. Servono al contrario politiche che combattano la criminalità, eliminino le sacche di illegalità e soprattutto riducano le disuguaglianze sociali, che sono la vera benzina della violenza. In questi giorni il quartiere di San Lorenzo ha vissuto con grandissima dignità la tragedia che lo ha travolto, forte della consapevolezza di non volersi trasformare nel palcoscenico di dispute politiche altrui. Sono sicuro che i volti e le urla di quei miei coraggiosi concittadini romani tengano Salvini sveglio la notte. E’ impossibile che non sia così, nemmeno per uno sciacallo come lui.

Al contrario Virginia Raggi è un muro di gomma. Non la scalfisce praticamente nulla. In città è ormai un fantasma che comunica attraverso le agenzie di stampa. Non si scompone per il processo per falso che la coinvolge. Giustifica l’incidente sulla scala mobile della metropolitana di Piazza della Repubblica, raccontando la fake news sui tifosi del Cska Mosca che saltavano, nonostante i video sconfessino palesemente questa versione dei fatti. Chiude le scuole ogni volta che c’è un allerta meteo, facendoci rimpiangere di non essere bambini oggi, visto che noi poveri tapini ci mandavano a scuola pure con la neve e i terremoti. Derubrica a nostalgici di Buzzi e Carminati le migliaia di persone che sabato mattina hanno invaso pacificamente Piazza del Campidoglio per notificarle l’avviso di sfratto. Per i romani Virginia Raggi ha smesso di essere il Sindaco di Roma ormai da molti mesi, speriamo ne tragga le conseguenze e si dimetta presto per il bene della città.

Questa settimana si è svolto il congresso del Partito Democratico del Lazio. Per il Partito Democratico di Roma è stato uno sforzo organizzativo importante e voglio ringraziare i tantissimi militanti che hanno tenuto aperte le sezioni e garantito agli iscritti di potersi esprimere sul candidato segretario e sul referendum sul trasporto pubblico locale che si terrà il prossimo 11 novembre a Roma. Nelle prossime ore la commissione per il congresso darà i risultati ufficiali e aldilà dei vincitori rimane questa straordinaria voglia di voler far contare davvero l’opinione delle persone. C’è ancora molto da migliorare, ma non scambierei la mia comunità politica con nessun altra.

Stasera molti di noi saranno alla cena di sottoscrizione per la sezione di San Lorenzo che si terrà dalle 20 in via dei Piceni 41. Ieri, invece, il segretario nazionale Maurizio Martina ha chiesto la convocazione dell’assemblea nazionale per l’apertura della fase congressuale. Mi auguro ancora che si possa raggiungere quell’unità auspicata e gridata soltanto poche settimana fa a Piazza del Popolo. Al Partito Democratico e alla sinistra servono meno conte e più spirito di comunità. Quello che ci spinge quotidianamente a sottrarre così tanto tempo alla nostra vita e alle nostre famiglie per cercare di costruire una società più giusta e solidale di quella che abbiamo ereditato.

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