Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #81 – affrontare la questione immigrazione senza dimenticare chi siamo

In politica sempre più spesso si evita di parlare seriamente di ciò che è impopolare e rischia di far perdere consenso. Per questa ragione, ad esempio, la questione immigrazione è diventata un tabù per la sinistra italiana. Mentre il leader della Lega Matteo Salvini non si fa scrupoli nello strumentalizzare i flussi migratori per fini politici, molti esponenti del centrosinistra e del Partito Democratico semplicemente tendono ad evitare l’argomento, nella speranza che non affrontandolo prima o poi scompaia dall’agenda politica nazionale. In queste ore sta girando sui social una fotografia straziante che ritrae tre bambini morti al largo della Libia. L’hanno già pubblicata in molti e mi sono chiesto se fosse giusto o meno farlo su questo blog. Ho deciso, infine, di farlo perchè dobbiamo costringerci a guardarla, per sgombrare definitivamente il campo dall’ipocrisia. Le persone che fuggono dalla Libia sui barconi di fortuna lo fanno perchè nel loro Paese sono vittime di tortura, stupri, privazioni e violenze di ogni genere. Alcuni giorni fa l’Espresso ha pubblicato un’inchiesta di Fabrizio Gatti, che prova le violenze sui profughi detenuti nei luoghi di detenzione (clicca qui). I governi europei, a cominciare da quello italiano, non si sono mai posti troppe domande su cosa accada a uomini, donne e bambini rimasti bloccati al di là del mare. Ora esistono risposte cliniche che confermano le violenze. Aggressioni con catene, tubi di gomma, ferri roventi, scariche elettriche e acido sulla pelle. E’ tutto impresso a fuoco nella carne dei richiedenti asilo e nei loro referti medici ufficiali. La questione, di conseguenza, è molto semplice. Quando le navi delle Organizzazioni non governative (Ong) incontrano questi barconi di disperati in mezzo al mare, dovrebbero soccorrerli per condurli verso un luogo sicuro o riconsegnarli ai loro carnefici? Le navi di cui si parla in questi giorni hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte e di salvare delle vite umane. Se fossi il capitano di quelle navi mi comporterei allo stesso modo. L’Europa si sta affidando ai libici, senza avere garanzie sul rispetto dei diritti umani. La decisione del governo Lega-M5S di chiudere i porti è inumana e criminale, perchè chi non sbarca viene torturato altrove e rischia di morire. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore dice il proverbio. Quella foto ci serva a ricordare che siamo sempre e comunque colpevoli di indifferenza verso le sofferenze degli altri. Sarà impopolare scrivere queste cose, ma chi come me ama la politica da quando ha memoria, non può accettare di tacere per ragioni di consenso. La questione immigrazione deve essere affrontata senza mai dimenticarci chi siamo.

In questi giorni a New York è accaduto un fatto politico di una certa rilevanza. Nelle primarie per la scelta del candidato democratico nel collegio di New York, la giovanissima attivista Alexandria Ocasio Cortez ha prevalso sul deputato Joseph Crowley, il favorito dell’establishment democratico nel suo distretto e in predicato di sostituire Nancy Pelosi quale capogruppo alla Camera dei Rappresentanti. Potrebbe essere un passaggio capace di incidere profondamente sulla linea politica democratica e in generale sulla politica statunitense ai tempi di Donald Trump. La giovane donna di colore, educatrice e attivista, ha lavorato per la campagna presidenziale di Bernie Sanders, il senatore liberal del Vermont battuto da Hillary Clinton. La Ocasio non proviene da una famiglia ricca e potente. E’ nata in un quartiere – scrive – dove il “codice di avviamento postale della zona in cui vivi determina il tuo destino“. Potremmo dirlo anche noi di tanti quartieri di Roma. La Ocasio è una di quelle donne che “non è previsto che corrano”, perché per occuparsi di politica ci vuole molto tempo da sottrarre alla famiglia, al lavoro e a se stessi. Per questa ragione la sua vittoria alle primarie è una ventata di ossigeno per i democratici. Ora non ci resta che attendere le elezioni di novembre per vedere se ce la farà nel collegio newyorchese.

Al contrario in casa nostra la politica può farla un personaggio come Beppe Grillo, che si auto definisce l’Elevato e si permette di parlare contro i giornalisti e minacciando la libertà di stampa, dietro le tende tirate di una finestra di una stanza d’albergo. In un Paese normale una figura del genere parlerebbe da solo al bar. In Italia, invece, i cronisti, inviati dai loro editori, troppo spesso aspettano il “verbo” del comico per la strada, dimenticandosi che Grillo non ha e nemmeno potrebbe avere un incarico pubblico elettivo. Tutti sembrano interessati in queste settimane al presunto acquisto di una villa da parte di Matteo Renzi, ma in pochi sentono la necessità di indagare sulle finanze del fondatore del M5S. A conclusione della settimana che ha sancito il rigetto da parte del Consiglio Comunale dell’intitolazione di una strada a Giorgio Almirante, grazie all’opposizione del gruppo democratico in Campidoglio, un manipolo di fascisti di Forza Nuova ha cercato di fare irruzione nella sede del circolo Pd Subaugusta in VII Municipio.

Nonostante le provocazioni verbali e le minacce, i ragazzi dei giovani democratici presenti in sede hanno mantenuto la calma e denunciato i fatti all’autorità competente. In risposta i fascisti hanno vandalizzato la sede con svastiche, celtiche ed altre scritte, arrivando persino a lasciare la propria firma. Si tratta di un episodio gravissimo, che segue l’assalto alla sezione San Giovanni durante la manifestazione con Federica Angeli e l’atto intimidatorio contro la sezione di Alberone. Un clima quello in VII municipio creato ad arte dalla destra e nato dalle prime minacce subite durante la manifestazione organizzata insieme al Coordinamento Antifascista. Il Partito Democratico di Roma è al fianco dei ragazzi aggrediti e dei militanti del VII Municipio. L’auspicio è che l’autorità giudiziaria si muova con celerità per individuare i responsabili. A Roma i fascisti cercano di rialzare la testa, tuttavia i romani li hanno messi all’opposizione anche nelle recenti elezioni in III e in VIII municipio, dove la comunità del centrosinistra è tornata con orgoglio a cantare nelle piazze “Bella Ciao”.

Questa settimana sono previste numerose iniziative interessanti. Si comincia lunedì 2 luglio dalle 19 alle 22.30 con l’iniziativa “Sotto nuove luci”, dove il neo eletto Presidente del III Municipio Giovanni Caudo aprirà ai cittadini le porte dello storico edificio di Piazza Sempione, che ospita la sede del municipio, per accendere le luci e raccontare la sua storia. Si prosegue martedì 3 luglio con due iniziative interessanti. La prima si svolgerà al Nazareno alle ore 18 per parlare di immigrazione con il Presidente del Partito Democratico di Roma Sibi Mani Kumaramangalam, il deputato Claudio Mancini e la delegata per il sociale del Pd Roma Carla Fermariello. Sempre martedì alle 18 al circolo Pd di via La Spezia 79 il presidente del Pd Matteo Orfini, la segretaria del VII Municipio Giuseppina Fidilio, Rosa Ferraro e Carlo Mazzei parleranno di democrazia, lavoro ed equità. Mercoledì 4 luglio, presso la libreria Sinestetica di viale Tirreno 70, interverrò alla presentazione del bel libro di Elena ImprotaOrdinaria Diversità”. Giovedì 5 luglio dalle ore 10 si terrà il primo consiglio municipale in VIII municipio, dove i consiglieri del centrosinistra faranno il proprio debutto, per dimostrare alla città come si possa governare meglio dei grillini. Sabato 7 luglio, infine, si terrà l’importante assemblea nazionale del Partito Democratico, durante la quale sarà deciso il percorso politico che ci accompagnerà fino al prossimo congresso.

Questa settimana mi sono trovato molto d’accordo con quanto scritto da Maurizio Martina. “La leadership è rilevante, ma penso che il problema sia il progetto”. Ha ragione Martina. Ci sono troppi progetti personali in competizione fra loro, mentre manca la generosità e la visione di un progetto collettivo. Bisogna mettere da parte i tanti io, le infinite dichiarazioni per distinguersi ed avere qualche ora di inutile visibilità personale, per lavorare invece sul noi, valorizzando le tante energie positive che ci sono e spesso sono abbandonate a se stesse. Infatti mentre ci sono consiglieri municipali che fanno opposizione all’amministrazione di Virginia Raggi ogni giorno; mentre nuove amministrazioni di centrosinistra si compongono con l’ambizione di dimostrare di saper governare meglio dei grillini; mentre il Pd Roma combatte quotidianamente con un debito mostruoso, lasciatoci in eredità da quelli che oggi fanno i duri e puri, permettendosi di attaccare il commissariamento, senza il quale sarebbe continuato quel sistema distorto; mentre i nostri fantastici militanti hanno appena finito di fare la campagna elettorale, senza potersi nemmeno godere un attimo la vittoria in III e VIII muncipio; mentre c’è chi in maniera volontaria e disinteressata cerca di salvare il destino dei circoli, di costruire tavoli di lavoro programmatici, di discutere dei problemi dei romani e del futuro della città… c’è sempre chi deve per forza stare a litigare per agenzia di stampa e social. Davvero non la comprendo questa vocazione al massacro. Aldilà della ragione e del torto. Anche basta. Se non siamo in grado di farlo per noi stessi, facciamolo per non far vergognare tutte quelle persone che hanno ancora fiducia nel Partito Democratico. La funzione fondamentale che i democratici italiani dovranno svolgere nel prossimo futuro è più importante dei destini personali di ognuno.

Questo fine settimana sono stati migliaia i tweet e i post per celebrare la vittoria della staffetta femminile italiana ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona. Le quattro atlete italiane sono diventate un simbolo, grazie ad una foto che le ritrae sorridenti dopo il traguardo. Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e la campionessa europea Libania Grenot: sono loro le ragazze che dopo aver vinto un difficile oro in 3’03″54 hanno scatenato i social nelle ultime ore. La foto a colori dell’Italia reale contrapposta al bianco e nero dell’Italia divisa, timorosa e piena d’odio di Pontida. Realtà 1 – Salvini 0.

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