Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #73 – la politica degli abbracci

In queste ultime settimane sta tornando prepotentemente di moda la politica degli abbracci. Da quello tra Kim Jong-un e Moon Jae-in, per realizzare una penisola coreana libera dalle armi nucleari, destinato a scrivere una pagina di storia, a quello più confidenziale fra il premier francese Emmanuel Macron e quello Usa Donald Trump. Sembrano lontani i mesi scorsi, quando il tycon statunitense rifiutò la stretta di mano alla cancelliera Angela Merkel nello studio ovale o rimase impietrito dinanzi al caloroso abbraccio del Presidente indiano Narendra Modi. In politica gli abbracci possono essere di due tipi diversi: a favore di telecamera o realmente spontanei. In entrambi i casi, tuttavia, possono rischiare di macchiare indelebilmente una carriera politica e persino cambiare il corso degli eventi in politica internazionale.

In questo senso rimane particolarmente celebre l’abbraccio fra Jimmy Carter e Leonid Breznev a Vienna nel mezzo dei negoziati per il trattato per la limitazione delle armi strategiche. In risposta alle parole di Breznev: “Dio non ci perdonerà se falliremo“, l’allora Presidente americano scattò in piedi e lo abbracciò. Quell’abbraccio divenne un segno di distensione politica molto potente, rappresentando simbolicamente la fiducia americana verso le buone intenzioni dell’Unione Sovietica. Tuttavia sei mesi dopo l’Urss invase l’Afghanistan e proprio quell’abbraccio divenne il punto focale della strategia comunicativa di Ronald Reagan durante la campagna presidenziale. Dopo appena sei mesi l’abbraccio per la pace, si trasformò nell’abbraccio con il nemico, fruttando a Carter la sconfitta elettorale.

Nel nostro Paese la politica degli abbracci sembra impensabile. Sarebbe forse possibile immaginare un abbraccio sincero o anche a favore di telecamera fra Matteo Renzi e Matteo Salvini o peggio ancora fra Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi? Basti ricordare le polemiche suscitate dall’abbraccio fra Maria Elena Boschi e Giuliano Pisapia, fino a quel momento in procinto di poter essere uno dei leader della sinistra. Decenni di imbarbarimento del linguaggio politico, fomentato dall’uso metodico di menzogne ed insulti veicolati dai social network, hanno generato un sistema politico bloccato, nel quale è impossibile qualsiasi confronto costruttivo fra i leader dei partiti. Ogni forza politica, sia essa un partito o un movimento, ha infatti piena consapevolezza delle conseguenze nefaste in termini di consenso, derivanti da una qualsiasi forma di accordo politico. Questa è la ragione che rischia di rendere impossibile la formazione di qualsiasi governo, che non sia composto da formazioni politicamente omogenee.

Lo abbiamo visto chiaramente in queste settimane.  Il dialogo fra il M5S e il Partito Democratico non è mai realmente esistito, semplicemente perchè democratici e grillini sono incompatibili per programmi, linguaggi e modalità di intendere la politica. E’ sufficiente ascoltare quale sia l’idea di democrazia e le promesse elettorali di Di Maio, per rendersi conto di come il M5S sia l’opposto della sinistra. Allo stesso modo, ad oggi, sembra impossibile anche la formazione di un governo in cui possano convivere la Forza Italia di Silvio Berlusconi e il M5S di Beppe Grillo. Anche in questo caso la ragione sarebbe di tipo elettorale. Un’alleanza con il Cavaliere alienerebbe milioni di voti, perchè muterebbe la natura anti sistema dei pentastellati. Nel rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica, che oggi avvierà l’ennesimo valzer di consultazioni, l’unica ipotesi realmente in campo sembra essere la peggiore per il Paese, seppur la più in linea con l’esito del voto del 5 marzo scorso. Non è casuale, infatti, che l’abbia rilanciata lo stesso Di Maio, ospite della trasmissione “In Mezz’ora”. Le uniche forze politiche che posseggono tratti programmatici in comune sono il M5S e la Lega.

Un governo populista di questa natura chiamerebbe i democratici di tutto il Paese ad una profonda riflessione sul proprio ruolo di argine al populismo e all’anti europeismo. Restare all’opposizione non rappresenta una negazione della responsabilità a prescindere, bensì la più elevata delle sfide politiche, ovvero quella di ripensare la propria identità, il proprio ruolo nel Paese ed in rapporto con i cittadini. In democrazia l’opposizione non è mai un Aventino, ma il laboratorio dove si forma la futura classe politica che dovrà guidare l’Italia. Alcuni di questi concetti proverò a portarli all’assemblea nazionale del Partito Democratico di cui faccio parte e che fra qualche settimana avrà il compito di tracciare il futuro dei democratici italiani. A Roma, intanto, il Partito Democratico ha convocato per mercoledì 9 maggio al Nazareno una direzione romana, per discutere del trasporto pubblico della Capitale e per lanciare lo strumento del referendum fra gli iscritti. Il Pd Roma sarà la prima federazione a dotarsi di questo mezzo, per consentire ad ogni singolo iscritto di poter far contare la propria opinione nelle scelte collettive. Nel frattempo questo fine settimana in III e in VIII municipio sono state raccolte le firme per consentire la presentazione delle liste della coalizione progressista, che sosterranno le candidature a Presidente di municipio di Giovanni Caudo e Amedeo Ciaccheri. La lista dei democratici in III municipio ha puntato su rinnovamento, esperienza fuori dal palazzo e presenza territoriale (clicca qui). Il prossimo 10 giugno ci saranno le elezioni amministrative e il compito più importante consisterà nel farlo sapere alle migliaia di cittadini residenti di questi municipi.

Voglio concludere dedicando alcune parole al film “Loro 1” che ho visto questa settimana, nonostante venissi sconsigliato da quasi tutti quelli che erano stati al cinema. Ci tengo a premettere di non essere un appassionato dei film di Paolo Sorrentino e che mi infastidisce anche l’idea di dover spendere due volte, per vedere un film diviso in due parti senza un’apparente motivo. Tuttavia il capitolo 1 del film mi ha lasciato con una profonda inquietudine, che mi ha costretto a riflettere per molti giorni sulle immagini e le parole scelte dal regista. Quasi tutti quelli che hanno criticato la pellicola, lo hanno fatto contestando l’uso smodato del corpo delle donne. Vero. Per l’ossessivo eccesso delle scene di sesso e droga. Verissimo. Anche per l’indulgenza usata per dipingere la figura di Silvio Berlusconi, fotografata anche nei suoi aspetti più umani e intimi. Intendiamoci, Berlusconi non fa certo una bella figura, tuttavia chi si aspettava il cinismo del Caimano deve essere rimasto molto deluso. Quello di Sorrentino non è un film ideologico, ma un cocktail psichedelico di immagini e sensazioni.

In realtà il film di Sorrentino prova a descrivere tutti “Loro”. Da una parte ci sono i problemi, anche intimi, della coppia più ricca e potente d’Italia. Dall’altra i tentativi di tutti quegli italiani che con quel potere assoluto hanno cercato in ogni modo di averci a che fare. “Loro” non spiega nulla, perchè nulla c’è da spiegare in questa storia italiana. Tutti gli spettatori, infatti, sono ben consapevoli delle ragioni del successo del ventennio Berlusconiano. Tutti, se ci fermiamo a riflettere, siamo a conoscenza di come le Olgettine di Tarantini siano semplicemente state un’evoluzione distorta e ancora più volgare delle ragazze cin cin, protagoniste della trasmissione “Colpo Grosso” di Umberto Smaila. La colpa delle televisioni commerciali del Biscione è certamente stata quella di usare il corpo delle donne e i nostri istinti più primitivi, per vendere prodotti commerciali ai consumatori. Spesso però tendiamo ad auto assolverci dalle responsabilità che tutti noi abbiamo avuto nel non aver opposto alcuna resistenza alle immagini che invadevano le nostre case. In effetti tutto il film di Sorrentino viene sintetizzato da un’unica agghiacciante scena iniziale. Quella di una pecora che entra nel salotto di una lussuosa villa in Sardegna, dove si accendono alcuni sensori dell’aria condizionata che fanno scendere la temperatura a zero. La pecora, ipnotizzata dalle immagini di un televisore che riproduce un quiz in stile Mike Bongiorno, subisce uno shock termico e cade a terra stecchita. Questa immagine vi suscita qualcosa? Se avete un dubbio andate a vedere il film. Vi darà fastidio come un pugno nello stomaco, ma ogni tanto una “sveglia” può essere utile per destarci dal sonno.

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