Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #63 – e poi a Roma arrivò anche la neve

Mentre in Italia siamo impegnati nell’ultima settimana di campagna elettorale, in Siria si continua a morire sotto le bombe. Per fortuna venerdì il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità, anche con il voto della Russia, una risoluzione per una tregua umanitaria, che preveda lo stop dei bombardamenti per almeno trenta giorni in tutto il Paese, per consentire la consegna regolare di aiuti umanitari e l’evacuazione medica dei malati e dei feriti più gravi. Non si fermeranno, invece, gli attacchi contro le organizzazioni terroristiche. La situazione internazionale va peggiorando e la decisione di cambiare la Costituzione in Cina non sembra andare nella direzione del rafforzamento delle democrazie. Il prossimo 5 marzo a Pechino, il congresso nazionale del popolo dovrà ratificare la decisione di affidare tutti i poteri a Xi Jinping finchè vivrà, rimuovendo dalla Costituzione la formula che limita a due mandati di cinque anni ciascuno la carica di Presidente della Repubblica Popolare cinese. Il leader avrà gli stessi poteri di Mao Zedong, con una Cina tuttavia trasformata da gigante povero alla seconda economia mondiale, capace di influenzare con ogni sua decisione i meccaminismi della globalizzazione. Indebolire le Costituzioni, riduce la libertà. Sempre.

In Italia è cominciata l’ultima settimana di campagna elettorale. Domenica voteremo e ci troveremo davanti a quattro possibili scelte. Confermare alla guida del Paese il Partito Democratico, che in questi cinque anni ha portato l’Italia fuori dalla crisi economica, per rafforzare la stabilità e lavorare sull’occupazione e la redistribuzione della ricchezza. Tornare a farci governare dalla destra liberista e razzista di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, in una moderna riedizione del Popolo delle Libertà, i cui governi ci hanno lasciato le macerie dalle quali è nato il governo tecnico lacrime e sangue di Mario Monti. Scegliere uno dei piccoli partiti sorti alla sinistra o alla destra degli schieramenti tradizionali, decidendo di non far contare nei collegi uninominali nemmeno matematicamente il proprio voto. Sperimentare, infine, il populismo del M5S, che nelle città che amministra sta mettendo in luce tutta la propria incapacità nel risolvere i problemi e l’impreparazione della propria classe politica.

In questi giorni, infatti, continua la saga degli impresentabili grillini selezionati direttamente da Luigi Di Maio. Dopo il caso di Salvatore Caiata, il Presidente del Potenza Calcio che ha nascosto al movimento di essere indagato per riciclaggio dal 2016, è toccato ad Antonio Tasso, piccolo imprenditore nel settore dell’elettronica, candidato per il M5S nel collegio Manfredonia-Cerignola, salire alla ribalta delle cronache. In realtà nel curriculum dell’uomo manca una postilla, la prescirzione, dopo la condanna in primo grado, per aver venduto cd falsi e playstation contraffatte. Una vicenda di quasi venti anni fa di cui Di Maio, però, non era stato informato dal diretto interessato, che in questi giorni si era difeso negando la condanna e raccontando come le accuse contro di lui fossero state archiviate. Anche per lui arriverà il provvedimento di espulsione. Non c’è che dire, il M5S è già diventato il primo partito, quanto meno per il numero di eletti espulsi ancora prima del voto. Come si può far governare un Paese a chi non è nemmeno in grado di scegliere i propri candidati per il Parlamento?

A proposito di grillini, questa settimana le opposizioni del III municipio di Roma hanno sfiduciato l’ormai ex Presidente Roberta Capoccioni. Un risultato politico che consentirà ai cittadini di tornare al voto. Tutti ci auguriamo si possa votare nella tornata amministrativa di giugno, insieme con l’VIII municipio, per restituire al territorio una maggioranza seria e coesa. Mercoledì ho assistito, in compagnia di centinaia di persone del Partito Democratico di Roma, all’ultimo consiglio di Piazza Sempione. Voglio innanzitutto ringraziare i consiglieri democratici Paolo Emilio Marchionne, Yuri Bugli, Francesca Leoncini, Federica Rampini e tutti i consiglieri delle opposizioni, che hanno antemposto il bene pubblico e collettivo, al loro legittimo diritto di rappresentanza politica.

Lo hanno fatto per mandare a casa un’amministrazione incapace ed arrogante, che non ha ancora capito cosa gli sia successo. Roberta Capoccioni, infatti, è chiaramente alla disperata ricerca di uno stipendio. Il Messaggero di sabato ha parlato della possibilità per l’ex mini sindaca di un contratto da 40 mila euro, quale collaboratrice alle dipendenze della Sindaca. Come se l’ex Presidente dovesse essere in qualche modo risarcita economicamente dai romani. I grillini non hanno dedicato nemmeno una mezza giornata al disastro politico rappresentato dalla caduta di uno dei municipi più grandi della città, feudo del Presidente del Consiglio Comunale Marcello De Vito e della candidata alla Regione Lazio Roberta Lombardi. Per loro sono importanti gli stipendi e le poltrone sulle quali vogliono rimanere seduti. Tuttavia la democrazia non funziona così, quando si viene sfiduciati si fanno gli scatoloni e si lasciano le Istituzioni a chi verrà dopo. Al massimo se si vuole tornare a rappresentare i cittadini, ci si ricandida per chiedere il loro consenso.

In queste ore, al contrario, abbiamo ascoltato dalla Capoccioni e da De Vito parole che ricordano il peggior fascismo. Pretendere di rimanere a rappresentare un municipio, sotto qualsiasi forma o veste, quando l’organo democraticamente eletto del consiglio municipale ti ha sfiduciato davanti a centinaia di persone, come prevedono gli Statuti e i regolamenti di Roma Capitale, si chiama eversione. Non dovrebbero essere necessarie le pur importanti parole di Sabino Cassese, per rendersi conto che l’idea di lasciare la Capoccioni dentro gli uffici di Piazza Sempione rappresenti uno schiaffo alla democrazia. In Piazza Sempione, come in qualsiasi altro municipio, la volontà popolare è rappresentata dai consiglieri municipali, anche da quelli coraggiosi che sono usciti dal M5S e con il loro voto decisivio hanno consentito la caduta di una cattiva amministrazione. La democrazia rappresentativa funziona così, non con le scenate di piazza, i volantini offensivi, le denigrazioni anonime e le delazioni sui social network. Quella roba fa schifo e dobbiamo avere il coraggio di dire chiaramente che chi usa certi metodi non può definirsi democratico.

Contro il fascismo e contro il razzismo Roma è scesa in Piazza per ricordare a tutti che questa è e rimarrà una città accogliente e profondamente anti fascista. Le migliaia di persone che sabato sotto la pioggia hanno sfilato da Piazza della Repubblica a Piazza del Popolo non vogliono rassegnarsi a chi ci vorrebbe meno liberi e più ostili. In Piazza c’eravamo anche noi del Partito Democratico di Roma. Spesso dipingono i manifestanti come dei buonisti o delle persone che non vogliono vedere i nuovi problemi derivanti dall’immigrazione incontrollata. Questa è una falsità. Chi manifesta contro il fascismo e il razzismo, al contrario, tiene sempre a mente l’aforisma di George Bernard Shaw, ripreso da Umberto Eco nel Pendolo di Foucault. “Per ogni problema complesso, c’è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata“.

E’ sempre stato il mantra degli estremisti e dei populisti, parlare alla pancia e non al cervello delle persone. Ieri lo facevano i dittatori del novecento, oggi ci provano con meno capacità oratoria i leader populisti dei ‘noantri. Quelli per cui la crescita italiana non sarebbe frenata dalla corruzione o dalle tasse troppo alte, ma dal numero degli immigrati. Oppure quelli che attaccano l’Unione Europea, omettendo di spiegare come le Regioni italiane siano quelle che usano meno i fondi dell’Europa. Sono gli stessi che promettevano il miracolo italiano e che ci hanno lasciato sull’orlo del baratro, con i mercati pronti a speculare sul nostro Paese. Quelli delle soluzioni semplici, sempre sbagliate appunto.

Ne è un esempio Roberta Lombardi che usa una perdita d’acqua nella sala d’attesa della stazione degli autobus di Ponte Mammolo, inaugurata da appena due settimane, per attaccare Nicola Zingaretti. Peccato venga subito smentita da Cotral, che è costretta a spiegare a chi vorrebbe fare la Governatrice del Lazio, come la manutenzione dei pluviali del tetto dell’edificio sia a carico di Atac. Di conseguenza di Virginia Raggi, secondo la quale i cittadini romani avrebbero la sindrome Nimby, ovvero l’atteggiamento di chi pur riconoscendo come necessari o possibili degli interventi utili per la collettività, non li vorrebbe nel proprio territorio a causa delle eventuali controindicazioni sull’ambiente sociale. Una parola “nuova” che la Sindaca deve aver appreso nel suo viaggio in Messico, lontana dal freddo che ha attanagliato la capitale. Scuole chiuse, strade innevate e alberi caduti. E poi a Roma arrivò anche la neve, che al contrario dei problemi tutti vogliono nel loro giardino.

Forse che della sindrome Nimby di cui parla la Raggi sarebbero afflitti, ad esempio, i cittadini di Fidene e Villa Spada, che per l’ennesima volta questa settimana hanno sfilato per chiedere la chiusura dell’insopportabile impianto Tmb Ama di via Salaria? Oppure quelli che secondo la Sindaca non vorrebbero partecipare ai bandi del Campidoglio perchè, “la legalità, per loro, va bene ma non nel mio giardino, perchè sono speciale“? E’ incredibile la faccia tosta di questa Sindaca, che ancora parla tronfia di legalità, dimenticandosi che per salvarla il M5S ha dovuto cambiare le proprie regole interne, costruendo un mostro politico, nel quale viene espulso un candidato perchè vent’anni fa taroccava una playstation, ma rimane al suo posto un Sindaco che andrà a processo per falso in atto pubblico. Un garantismo che vale solo per gli amici del capo. Cose già viste ai tempi di Silvio Berlusconi, quando il leader del Popolo delle Libertà promuoveva a suo piacimento i propri amici ed eliminava dalla scena politica i propri nemici.

Per non tornare indietro e per non fare un salto nel buio, questa settimana vale la pena di coinvolgere qualche indeciso ad una delle tante iniziative in programma. Martedì 27 alle 18 al cinema Adriano ci sarà l’iniziativa con Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Nicola Zingaretti. Il giorno dopo, sempre alle 18 presso la biblioteca della Fondazione Gramsci di via Sebino, Luigi Berlinguer, Gianni Cuperlo e Luigi Zanda discuteranno delle sfide della sinistra. Giovedì 1 marzo alle 18.30 al circolo Pd di Centocelle (via degli Abeti 12) si parlerà delle proposte democratiche con i candidati Matteo Orfini, Luciano Nobili, Flavia Nardelli e Annamaria Parente. Venerdì, infine, concluderemo la campagna elettorale con una grande manifestazione di piazza organizzata dal Partito Democratico di Roma. Nel mezzo tante altre iniziative e volantinaggi animati dalle migliaia di volontari democratici, che spendono ogni giorno il loro tempo per smascherare le bufale dei populisti. Sono loro la più grande ricchezza del Partito Democratico.

p.s. in questo video della manifestazione di sabato mattina contro il fascismo c’è tutto l’orgoglio e la passione di appartenere alla comunità democratica della città che amo

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1 Risposta »

  1. Ottimo qs. suo articolo di commento all’incapacità di amministratori che, aggiungo io, non sanno leggere nemmeno un bilancio.

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