Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #26 – il tradimento può far vacillare la comunità?

A volte la realtà supera la fantasia o almeno ne prende spunto. L’attacco informatico globale che nel fine settimana ha infettato, con il virus WannaCry, più di 200 mila computer di grandi aziende e corporation di tutto il mondo, assomiglia molto alla storia raccontata nella serie televisiva Mr. Robot. Il plot della seria è piuttosto interessante e richiama tematiche già affrontate nel film cult “Fight Club“. In sostanza un giovane tecnico informatico, sociofobico, con problemi psicologici e dipendente dalla morfina lancia, insieme con un gruppo di cyber terroristi, un massiccio attacco globale con l’intento di liberare l’umanità dai debiti delle banche e far fallire il sistema economico-finanziario così come lo conosciamo. Molto meno ideologico, tuttavia, sembrerebbe essere il movente degli autori di questo ransomware, che una volta assunto il controllo del computer della vittima, richiede un riscatto in denaro per rendere nuovamente accessibile tutti i dati depositati nel pc. Un’offensiva senza precedenti, secondo l’Europol, che ci mette di fronte alla vulnerabilità del nostro sistema sociale ed economico. L’informatizzazione globale dei nostri dati ha reso la nostra vita molto più semplice, ma potenzialmente ci ha esposto a molti più rischi. Siamo in rete venti quattro ore al giorno. Si può sapere tutto di noi. Mail, telefonate, messaggi, fotografie, codici personali e conti correnti bancari. Siamo tutti potenziali bersagli del cyber terrorismo, una minaccia in grado di mettere in crisi qualsiasi super potenza mondiale, dalla Russia agli Stati Uniti fino alla Gran Bretagna, il paese più colpito dall’attacco.

L’Italia non sembra essere stata particolarmente colpita dall’attacco. Non è un buon segno, in realtà, poichè dimostra soprattutto che nel nostro Paese non ci sono obiettivi economici strategici. Vuol dire che ci sono pochi investimenti e di conseguenza poche possibilità di lavoro. Questo ci consente di continuare ad essere tutti molto attivi sui social. Questa settimana, in particolare, sono finite sulla graticola Debora Serracchiani e Maria Elena Boschi. La prima per aver dichiarato: “la violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza”. Chi la critica legge nelle sue parole un rigurgito razzista. Chi la difende, invece, chiama in causa la rottura del patto solidale fra chi viene accolto nel nostro Paese e tradisce quella fiducia con un crimine indegno. Il tema è talmente serio che non si può far finta di nulla per perbenismo o imbarazzo e nemmeno lo si può trattare con ipocrisia. Lo stupro è un crimine indegno e come uomo mi vergogno ogni giorno, quando ascolto il bollettino diramato dai media. I dati dell’Istituto Demoskopika del marzo 2016 certificano 23 mila casi di violenza sessuale nel nostro Paese. Sono 15 violenze sessuali al giorno, senza contare il fenomeno del sommerso che non viene denunciato. Di questi 23 mila casi, ben 6 mila rimangono impuniti e senza colpevole. Quella di cui stiamo parlando, quindi, è un fenomenologia grave ed estesa, che si somma ai dati allarmanti sul femminicidio.

Sono uomini che odiano le donne. Per questo mi ha molto colpito come la polemica di questi giorni sia stata invece particolarmente incentrata sul razzismo. Come se qualcuno avesse voluto soppesare valori diversi come l’accoglienza e il rispetto per le donne. Se vogliamo affrontare l’argomento, lontano dai tweet e con onestà intellettuale, dobbiamo per forza scindere la discussione. La violenza sessuale è sempre un crimine gravissimo che deve essere punito severamente. La parte che ha generato la polemica sulla Serracchiani, invece, riguarda l’aggravante che tale crimine sarebbe ancora più odioso se a commetterlo sia chi chiede accoglienza. Per guardarci davvero dentro e capire se queste parole ci facciano sentire dei razzisti, vale la pena porsi in coscienza una domanda. Il tradimento della fiducia del benefattore che accoglie in casa propria chi viene ospitato, può far vacillare nella comunità collettiva il senso stesso dell’ospitalità? In sostanza quando un fatto negativo è riconducibile alla condotta sbagliata di una singola persona che viene accolta in una comunità, questo può incrementare sentimenti di inamicizia diffusa e una scarsa volontà di farsi carico dei problemi degli altri? A questa domanda dobbiamo cercare di dare una risposta seria, perchè questo è il punto. Non se siamo d’accordo o meno con Debora Serracchiani.

La vicenda che coinvolge il sottosegretario Maria Elena Boschi è, invece, persino ridicola. Il M5S chiede ormai da tempo le dimissioni di chicchessia, semplicemente perchè indagato, in barba ai principi sanciti dalla Costituzione e alla presunzione di non colpevolezza. Un avviso di garanzia è spesso sufficiente per chiedere ed ottenere le dimissioni di Ministri o Presidenti di Regione. Ora siamo giunti all’assurdo di chiedere le dimissioni della Boschi, in seguito all’estratto di un libro del giornalista Ferruccio de Bortoli. Ormai siamo al vecchio adagio “io so, ma non ho le prove“, che è il contrario dei principi repubblicani e democratici. Tuttavia non è sconcertante che De Bortoli “usi” la Boschi per promuovere il suo libro, quanto il fatto che l’informazione e la politica cavalchino la vicenda, come se l’onere della prova spettasse a chi deve difendersi da un eventuale calunnia e non a chi solleva l’accusa. Questo sistema è oltre la caccia alle streghe e si avvicina più a una moderna riedizione della delazione di stampo fascista. Si finisce nel tritacarne mediatico non per un’inchiesta della magistratura, ma per un paragrafo di un libro. Può capitare a tutti ed anche su questo vale la pena di riflettere per capire in quale Paese vorremo vivere nei prossimi anni.

Il Paese in cui vorrei vivere nei prossimi anni mi auguro possa essere il contrario della città che amo e in cui vivo oggi. Domenica, insieme a migliaia di volontari democratici in maglietta gialla, abbiamo dato un contributo per pulire alcuni parchi di Roma. In particolare sono stato con gli iscritti e i simpatizzanti del circolo Pd Giovanna Marturano al Parco Lambertenghi, dove abbiamo sfalciato l’erba e pulito l’area per oltre tre ore. All’intervento hanno partecipato 40 persone ed alcuni cittadini per sostenerci ci hanno persino portato caffè e biscotti. Durante la mattinata Ama è passata più volte per raccogliere gli oltre 50 sacchi prodotti. E’ stato così per tante altre aree verdi della città e riproporremo l’iniziativa anche sabato 28 maggio. Lo abbiamo fatto perchè Roma è sommersa dai rifiuti, con aree verdi che assomigliano a savane e animali di vario genere, dai cinghiali alle diverse specie di uccelli che scorrazzano alla ricerca di cibo. Stiamo vivendo dentro un grande “Juraggi Park“, come ironizza un breve video che vi segnalo.

Questa domenica abbiamo fatto quello che molti volontari civici già fanno a Roma da molto tempo. Per questo le reazioni dei grillini e della Raggi sono imbarazzanti. Non si vergognano minimamente di non riuscire ad amministrare una città allo sbando.

Mentre gli altri lavorano per il bene comune, loro se ne stanno comodi a casa a spargere odio sociale sui social. Sono quelli che in III municipio litigano fra di loro con denunce e offese verbali, mentre votano in consiglio contro la risoluzione per chiedere la revoca dell’assurdo limite dei 30 km orari sulla via Salaria. In pratica Grillo ha commissariato la Raggi e nei giorni scorsi la Sindaca ha pure commissariato la presidente del III municipio Roberta Capoccioni, una che non è contenta nemmeno quando gli tappano le buche sotto casa, perchè all’asfalto preferisce i cartelli coi limiti di velocità. C’è qualcosa di antropologico nel modo di fare politica del M5S. Se una cosa la fanno loro è sempre giusta, se la fa il resto del mondo è sbagliata. Se viene indagato un politico di un altro partito è certamente corrotto, se viene accusato uno dei loro è vittima di un complotto. Assomigliano ai bambini che vengono colti con le dita nella marmellata, danno sempre la colpa agli altri. Roma è sommersa dai rifiuti, colpa della Regione Lazio. Non si trovano i soldi in bilancio, colpa del Governo. Non si farà lo stadio della Roma, colpa degli americani. La colpa è sempre di qualcun altro. Speriamo sia presto colpa di noi cittadini, quando riusciremo a rimandarli da dove sono venuti.

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2 Risposte »

  1. Preciso e attento. Molto chiaro nell’esposizione

  2. Beh, 50 sacchi sono tanti. Essendo io assai materiale, domando: esiste una valorizzazione economica media del sacco di materiale vegetale raccolto e quindi del risparmio procurato all’AMA e poi al Comune con l’iniziativa ?

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