Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #22 – di martedì è pure peggio

C’è un passaggio cruciale della politica mondiale, che rischia di essere più decisivo del duello rusticano di dichiarazioni incrociate fra Stati Uniti, Corea del Nord, Russia e Cina. Sono le elezioni francesi, che domenica daranno il primo importante verdetto su chi sopravvivrà per il duello finale per la guida del Paese. Il risultato francese è fondamentale per due ragioni. La prima è piuttosto ovvia e riguarda la capacità di frenare il populismo e l’anti europeismo che in Francia ha soprattutto il volto di Marine Le Pen. La seconda, invece, riguarda la possibilità concreta di superare le categorie storiche settecentesche di destra e sinistra. Emmanuel Macron sembra essere il leader in ascesa, il maggiore avversario dell’antipolitica e una figura che si pone come superamento della dialettica destra-sinistra. Guida un movimento molto giovane che si basa sull’idea che le persone, più che delle ideologie siano in cerca di chi sia capace di risolvere pragmaticamente i loro problemi quotidiani. In sostanza l’ascesa del populismo sarebbe la risposta irrazionale ad un bisogno razionale inappagato, quello di ricevere dalla politica delle soluzioni, che migliorino concretamente il proprio stile di vita. Macron non offre la rivoluzione lepenista che prevede la messa in discussione dell’Unione Europea, ma indica una rivoluzione culturale, che vede nell’abbandono delle nostalgie e delle utopie del passato il punto di partenza.

La verità è che se Macron arrivasse al ballottaggio, avrebbe molte più chance di battere Le Pen rispetto ai suoi competitor, perchè avrebbe maggiori possibilità di far convergere su di se i voti che al primo turno andranno a Francois Fillon e Jean-Luc Melenchon. Se potessi votare in Francia sceglierei Macron. Sia perchè rappresenta la mia generazione, sia perchè il suo orizzonte politico è la prima risposta politica all’avanzare del populismo. Tuttavia possiamo essere solo spettatori molto interessati di questa partita. Starà ai francesi decidere di difendere o meno l’Unione Europea e i suoi valori. C’è da augurarsi che facciano meglio dei tanti statunitensi pentiti che hanno votato Trump ed ora osservano con preoccupazione le mosse del tycon americano, il cui primo atto di politica internazionale è stato bombardare una postazione in Siria.

Mi rattrista pensare che quando voteremo nel nostro Paese non avremo un sistema elettorale che ci consentirà di avere un risultato certo. Con molta probabilità sarà necessaria una nuova coalizione. Quelli del “no” al referendum avevano promesso che una nuova riforma e una nuova legge elettorale si potevano fare in un mese. Siamo ad aprile e quello che sono riusciti a fare è stato eleggere presidente della commissione Affari costituzionali del Senato l’ex senatore di Alleanza Popolare Salvatore Torrisi. La bocciatura della riforma costituzionale ci ha catapultato negli squallidi giochetti della peggiore Prima Repubblica. Intendiamoci non è certo colpa dei tanti cittadini che hanno bocciato la riforma perchè non li convinceva. La colpa è tutta di quei politici, figli della Prima Repubblica, che hanno interpretato quel voto come la voglia di tornare alla politica del passato. Questo era il motivo principale che mi aveva spinto a sostenere la riforma costituzionale. Una riforma che non aveva nulla di autoritario. Anche perchè quando le riforme servono all’uomo solo al comando, solitamente passano come in Turchia, con gli osservatori dell’Ocse che denunciano come il voto non abbia rispettato gli standard internazionali. Insomma bisogna avere chiaro che dove ci sono le democrazie, i Presidenti del Consiglio vengono votati dal Parlamento e si dimettono se perdono una battaglia politica. Dove ci sono gli uomini al comando, come in Russia e in Turchia, vengono modificate le Costituzioni per consentire a Putin ed Erdogan di mantenere intatto il loro potere assoluto. Per questo c’è da piangere a leggere sui social network i commenti di chi inneggia a Putin o Trump. Ci sarebbe bisogno invece di sostenere gli ideali di pace, democrazia e inclusione, come continua a fare in beata solitudine Papa Francesco.

In Italia ci stiamo nuovamente fermando. La velocità dell’azione governativa è diminuita e di conseguenza anche le resistenze e le proteste. Dopo il 4 dicembre sembra non ci siano più le emergenze. C’è la stessa maggioranza che sosteneva Matteo Renzi, tuttavia le opposizioni si sono tacitate. Sicuramente sarà merito di Paolo Gentiloni e del governo, però non si può fare a meno di notare come a fine 2016 ci fossero ogni giorno dichiarazioni di esponenti delle opposizioni in favore del voto anticipato. Adesso, invece, c’è un’assordante silenzio. Il problema dell’opposizione era evidentemente soltanto Matteo Renzi e il suo governo, che stavano attacando interessi consolidati da decenni. Beppe Grillo è così annoiato che nel giorno di Pasqua si è messo a fare il Sindaco di Roma, chiedendo una pigione più alta ai cavalieri di Malta. D’altronde la Sindaca Virginia Raggi non fa neanche quello. Il suo contratto con la Casaleggio associati prevede il silenzio stampa permanente.

Per questa ragione le primarie nazionali del Partito Democratico assumono una valenza importante, perchè possono consentire a Matteo Renzi di rinnovare la propria leadership politica e di ricominciare a parlare con il Paese. Il 30 aprile nei seggi sparsi in tutta Italia potranno votare tutti. Basterà recarsi al seggio più vicino alla propria residenza (clicca qui) con un documento valido e la propria tessera elettorale. Partecipare alla scelta del segretario del Partito Democratico vuol dire rinnovare la fiducia nel Pd e nella sua capacità di costruire un’alternativa di governo al populismo grillino, alla destra nostalgica e ad una sinistra autorefenziale, guidata da quelli che durante il ventennio Berlusconiano hanno sempre preso soltanto schiaffi. Mercoledì 19 aprile in via Goito 35 discuteremo delle proposte per il Paese con Teresa Bellanova, viceministro per lo sviluppo economico. Giovedì 20 aprile al Red Factory Roma (via Francesco Orazio da Pennabilli 5) ci sarà l’iniziativa per le buone pratiche per la politica con il deputato Roberto Morassut, la parlamentare europea Silvia Costa e la consigliera comunale Valeria Baglio.

Roma è anestetizzata. Il motivo è semplice. Chi ha votato per il M5S è in difficolta ad ammettere di aver contribuito ad eleggere una classe politica di litigiosi incapaci. La difficoltà nasce anche dall’essere ancora scottato dalle esperienze avute con le amministrazioni precedenti (Alemanno e Marino). L’esito di questo conflitto interiore è l’immobilismo. Non si spiega altrimenti l’accettazione passiva di cumuli di rifiuti in strada. Di topi, cinghiali e persino un toro che scorazzano liberi per la città e nei nostri parchi. Di autobus che prendono fuoco da soli. Di consolari coma la via Salaria e la via Cristoforo Colombo, che vengono declassate a stradine di campagna con limiti ridicoli a 30 e 50 km all’ora, perchè non ci sono i soldi per tappare le buche. Non ci sono i soldi nemmeno per le derattizzazioni e per le potature. I giardini vengono chiusi o peggio si dice ai cittadini di andare a loro rischio e pericolo. Se cose del genere fossero accadute un paio d’anni fa, non sarebbero bastate Piazza del Popolo e Piazza San Giovanni per contenere le proteste.

Qualcuno prova a dire che l’opposizione in città è debole. In parte è vero. Il numero dei consiglieri del Partito Democratico è molto ridotto sia al Comune che nei municipi. C’è poi l’impossibilità di fare opposizione unitaria con le altre forze politiche, perchè loro al ballottaggio hanno sostenuto Virginia Raggi e Beppe Grillo. Il nemico per quelli che fanno politica è il Partito Democratico. Di conseguenza l’unica risposta possibile per proporre soluzioni politiche in città è dare forza al nuovo Partito Democratico. Si può partecipare in molti modi alla vita politica della propria città. Si può fondare un comitato di quartiere, collaborare con un’associazione civica o ambientalista, fare volontariato. Ognuna di queste attività è già un’azione politica, perchè contribuiscono a migliorare la qualità della nostra vita. Tuttavia se si vuole penetrare il muro di gomma dell’amministrazione grillina, è necessario portare tutti i problemi della città nelle aule consiliari del Campidoglio e dei municipi. Per farlo serve l’aiuto di tutti. L’opposizione è qualcosa che si costruisce dal basso.

Per questa ragione non mi rassegno a vedere il degrado della città e del III municipio in particolare. Con la consigliera Francesca Leoncini la settimana scorsa abbiamo ricordato come il nostro territorio fosse la maglia nera, insieme con il XII, per gli investimenti sulla manutenzione stradale. Uno dei territori più grandi e popolosi della capitale si dovrà accontentare di appena 845 mila euro per riparare il manto stradale dissestato delle proprie strade. Ecco spiegata la ragione dell’assurda decisione di imporre il limite di 30 km orari sulla via Salaria. Non arriveranno le risorse per riparare le buche e quindi bisogna fare cassa con le multe dei malcapitati automobilisti. Peccato, però, che i fondi siano finiti nei municipi di provenienza dei leader romani del M5S. Al VII municipio di Daniele Frongia saranno assegnati 2,5 milioni di euro. Al XV municipio spetteranno 1,6 milioni di euro, mentre nel XIV municipio, quello della Sindaca Virginia Raggi, pioveranno 1,6 milioni di euro. Tante risorse anche ad Ostia (2,3 milioni), municipio di provenienza del capogruppo pentastellato Paolo Ferrara e in VIII municipio (1,7 milioni), dove si tornerà a votare a breve.

Invece di chiamare il suo piano #Stradenuove, la Raggi avrebbe fatto bene a chiamarlo #Stradenostre, visto che i fondi sono stati stanziati non in base alle effettive criticità e necessità, bensì per consentire ai consiglieri comunali del M5S di accrescere il proprio consenso elettorale. Nello stile della peggiore vecchia politica. Il tutto mentre a Piazza Sempione la Presidente del municipio Roberta Capoccioni litiga sui giornali con la Presidente della commissione ambiente Francesca Burri. Il bilancio grillino è desolante. Un municipio commissariato e 19 assessori defenestrati. Senza contare gli assessori comunali silurati da Virginia Raggi. Anche se il vero dramma è che per la città non sia stato fatto assolutamente nulla. Dicono che non ci siano i fondi. Quelli purtroppo erano pochi anche prima. Non sarà mica che senza l’amico-consulente Raffaele Marra, la Sindaca non sa che pesci prendere?

p.s. questo addio è lunedì esce di martedì causa pasquetta. Non è che questo migliori l’avvio della settimana in realtà. Anzi di martedì è pure peggio…

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