Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Oddio è lunedì #5

renzi-dimissioniLa maggioranza degli italiani ha bocciato il referendum costituzionale. Molti di questi, consapevolmente o meno, hanno anche espresso un giudizio negativo sul governo democratico guidato da Matteo Renzi. Si potrà discutere e lo si farà certamente degli errori commessi dal segretario democratico nel personalizzare lo scontro politico, tuttavia non è questo il punto. Almeno non per me. Matteo Renzi è un politico di razza ed unico nel suo genere. Perde il referendum con il 40,9% dei consensi con un’affluenza del 65,5% dei votanti. Di conseguenza il Si raccoglie 13.432.208 voti. Tutti gli altri (Grillo, Salvini, Berlusconi, Meloni, D’Alema, sinistra e minoranza Pd) mettono insieme 19.419.507 voti pari al 59,1%. Il no vince nettamente e giustamente Renzi tiene fede a quanto detto in questi mesi, dimettendosi immediatamente da Presidente del Consiglio. Lo fa per due ragioni principali. Primo perchè vuole assumere su di se tutta la responsabilità della sconfitta, poi perchè non vuole mantenere in piede un governo indebolito, la cui principale missione doveva proprio essere la riforma. Su queste due ragioni ci tengo ad esprimere la mia opinione. Una riflessione che viene da chi ha sostenuto e sostiene convintamente Matteo Renzi alla guida del Partito Democratico e del Paese e da chi rimane convinto che una riforma della Costituzione rimanga assolutamente necessaria.

referendumPer quanto riguarda le ragioni della sconfitta, non possono essere ricondotte alle sole responsabilità di Renzi. In realtà non siamo riusciti a controbattere al fuoco di fila di chi ci ha attaccato quotidianamente. Il Partito Democratico, di cui faccio orgogliosamente parte, non ha saputo reggere l’urto come avrebbe potuto e dovuto fare. Non ha sostenuto il suo segretario in maniera compatta, come un partito politico che si rispetti ha il dovere di fare. Le motivazioni sono molteplici ed alcune sono ascrivibili ad errori commessi dallo stesso segretario del Pd. Tuttavia non si può far finta di non sapere che qualora la riforma fosse passata, avrebbe toccato interessi consolidati di gruppi e singoli, stipendi e persino posti di lavoro. Il più grande errore è non essere riusciti a far comprendere che quei sacrifici individuali sarebbero stati necessari per garantire il futuro collettivo del nostro Paese. Almeno io sento di non esserci riuscito come avrei voluto. Per questa ragione, di questa sconfitta mi sento assolutamente compartecipe e non credo a chi semplicisticamente dice che ad aver perso sia solo Renzi oppure che questo sia stato un voto soltanto contro il Presidente del consiglio. In realtà questo è stato un voto contro il Partito Democratico, l’azione del governo e la sua visione della società e del Paese. Un voto per indebolire una forza politica ed una coalizione, che ancora oggi avrebbe i numeri per governare il Paese.

elezioni-2013D’Altro canto, ad essere onesti, Matteo Renzi ha raccolto 3.078.933 in più rispetto al 2013, quando Bersani si presentò alle elezioni politiche. Con il particolare non proprio trascurabile, che allora l’affluenza fu del 75,19% dei votanti (quindi all’epoca c’erano persino 2 milioni e mezzo di elettori in più, che tuttavia non votarono per la coalizione di centrosinistra). In termini assoluti, Renzi ha ottenuto un numero di voti molto vicini a quelli che raccolse Walter Veltroni, che nel 2008 arrivo a 14.099.747 voti con una percentuale di votanti record, tuttavia, del 78,1% (+ 12,6% di elettori). In sostanza, quindi, i voti assoluti raccolti da Si sono molti di più rispetto a quelli presi dal Partito Democratico nel 2008 e dalla coalizione di centrosinistra nel 2013, nonostante la percentuale dei votanti continui a scendere. Sicuramente si potrà obiettare che non sono paragonabili le elezioni politiche con un referendum. Tuttavia la risposta ad una tale obiezione è assolutamente banale. E’ chiaro nei fatti e nelle conseguenze di come il voto di domenica sia stato un voto prettamente politico. Talmente chiaro che tutte le forze politiche hanno commentato il risultato del referendum in termini di sfiducia al governo Renzi.

Questi sono i dati nudi e crudi. Il si ha perso. Verissimo. Il No ha ottenuto molti più voti. Verissimo anche questo. Tuttavia non esisterà mai una maggioranza possibile per governare il Paese fra quelli che hanno votato no. Mentre già esiste una maggioranza coesa fra quelli che hanno scelto il Si. Una maggioranza che se vuole tornare a governare questo Paese dovrà smettere di essere silenziosa, decidendo di scendere in battaglia, indossando l’elmetto e cominciando a replicare alle follie del popolo delle matite e delle gomme, dei frigoriferi e dei materassi. Per questa ragione la sconfitta di Matteo Renzi non può essere la sconfitta di un uomo solo. E’ invero la sconfitta di chi crede che la politica sia governare e non dire sempre di no. Rappresenta la sconfitta di chi pensa che la politica sia lo strumento per cambiare il Paese e non un mezzo per ottenere una poltrona dalla quale urlare senza proporre nulla di concreto.

silvio-massimoE qui arriviamo alla seconda ragione delle dimissioni del Presidente del consiglio. Matteo Renzi ha governato per mille giorni. Tre anni in cui si sono fatte leggi che si aspettavano da decenni. Tre anni in cui l’Italia è migliorata rispetto al governo tecnico lacrime e sangue. Tre anni in cui c’è stata stabilità politica. Ha fatto bene Renzi ad affermare che tornare ai governicchi del passato, magari per consentire a qualche parlamentare di maturare il vitalizio, non sia cosa per lui. La questione è che non dovrebbe essere cosa per il Partito Democratico. Di tutte le scene viste ieri sera in televisione, quella che non dimenticherò mai. Quella che non voglio dimenticare, per rispetto dei tanti anni che ho dedicato all’impegno civile e alla passione politica, è quella di un Massimo D’Alema pontificatore. Una parte del Partito Democratico, per l’ennesima volta, ha lavorato per contribuire a far cadere un governo di centrosinistra. Un governo del Partito Democratico. Una volta per fare queste operazioni c’erano le congiure e i caminetti segreti. Siamo arrivati al punto in cui lo si fa in diretta televisiva e lo si rivendica con orgoglio. Ecco su questo non vedo mediazioni possibili. O si va avanti e si cambia radicalmente o si torna indietro per sempre.

raggi-noVoglio chiudere con una citazione di Ennio Flaiano sulla filosofia del rifiuto, che secondo me è abbastanza significativa. “Avere sempre una preferenza per il no. Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti, perché tutto viene utilizzato contro di te, in una società che è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorisce però il malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia, che ostacola la ricerca scientifica, la cultura, una sana vita universitaria, dominata dalla Burocrazia, dalla polizia, dalla ricerca della menzogna, dalla tribù, dagli stregoni della tribù, dagli arruffoni, dai meridionali scalatori, dai settentrionali discesisti, dai centrali centripeti, dalla Chiesa, dai servi, dai miserabili, dagli avidi di potere a qualsiasi livello, dai convertiti, dagli invertiti, dai reduci, dai mutilati, dagli elettrici, dai gasisti, dagli studenti bocciati, dai pornografi, truffatori, mistificatori, autori ed editori“. E poi ancora: “rifiutarsi, ma senza specificare la ragione del tuo rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: no. Non adunarti con quelli che la pensano come te, migliaia di no isolati sono più efficaci di milioni di no in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato. Alle urne metti la tua scheda bianca sulla quale avrai scritto: No. Sarà un modo segreto di contarci. Un No deve salire dal profondo e spaventare quelli del Sì. I quali si chiederanno che cosa non viene apprezzato nel loro ottimismo“.

Ecco di una cosa sono abbastanza certo. A me quelli del “No” a tutto non spaventano, anzi probabilmente sono la ragione per continuare a provare a cambiare il nostro Paese.

 

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