Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

III Municipio, intervista al presidente del consiglio Riccardo Corbucci (Romapost)

corbucci marchionnedi Romapost – Claudio Bellumori
“Si commettono errori, ma non devono segnalarli gli altri”. La maturità, in un gruppo, si vede in determinate circostanze. E Riccardo Corbucci è contento di appartenere alla squadra guidata da Paolo Marchionne. Il presidente del Consiglio del III Municipio racconta a Roma Post l’esperienza vissuta in questo ultimo mese. Un settembre caldo che raggiunge il picco più alto con la vicenda legata a piazza Minucciano. Nella squadra di governo è una voce fuori dal coro. Ma lui precisa: “Il Partito democratico ha tante espressioni, a livello nazionale e locale. Io e Marzia (Maccaroni, ndr) ne rappresentiamo una”.

Pochi fondi e rapporto con la gente. Nel III Municipio le problematiche non mancano: rifiuti, trasporto pubblico, questione rom e servizi sociali. E spesso è palpabile uno scollamento tra la gente e le istituzioni. “Lo avverto anche io” ammette Corbucci “e secondo me ci sono delle cause di fondo. Abbiamo ereditato una situazione difficile dall’Amministrazione di Cristiano Bonelli, ma nemmeno quella precedente (con Alessandro Cardente minisindaco, ndr) ha fatto meglio. L’aspetto principale, a mio avviso, è il taglio costante dei fondi dal centro ai Municipi. Per fare un esempio, io sono eletto consigliere nel 2006. La diaria, allora, era di 1300 euro netti. Addirittura prima del 2006 era di 1600 euro. Oggi siamo a 702 euro. Questo 50 per cento di tagli – va avanti – ha riguardato tutto: servizi sociali, lavori pubblici, verde. I Municipi, se non hanno fondi per realizzare le opere necessarie al territorio, non servono a nulla. Noi abbiamo un progetto – quello di Prati Fiscali-Olimpica – finanziato nel 2005 i cui soldi sono scomparsi dai bilanci. Non ne parla più nessuno. È un intervento strategico, risolverebbe il 40 per cento del traffico. E questo sarebbe possibile con un decentramento che, al momento, è solo declamato”.

Per quanto riguarda la nuova Amministrazione, Corbucci rivela: “C’è stato un rinnovamento. Io e Marchionne, per quanto riguarda l’esperienza politica, siamo tra i più ‘vecchi’. Tolti il consigliere Fabio Dionisi e l’assessore Federica Rampini, gli altri sono alla prima esperienza. Bisogna entrare in determinati meccanismi e non è facile. È un lavoro complicato e spesso un assessore o un consigliere nuovo ha delle difficoltà. In prospettiva ci sono i margini per esprimere al meglio le qualità. Questo è un gruppo che nelle difficoltà si unisce. Comunque ci deve essere un pezzo della maggioranza – sottolinea – che ha l’obbligo di segnalare ciò che non va. E non è uno scandalo”.

Piazza Minucciano. Riccardo Corbucci, su piazza Minucciano, non sposta di una virgola il suo pensiero. Ovvero: no al cemento. “Nel Consiglio municipale sul cambio di destinazione d’uso, da commerciale a residenziale, ho ribadito la mia posizione. E l’ho fatto per coerenza. Devo dire – confessa – che la scelta di Marchionne di lasciare libertà di voto, alla fine, ha unito la maggioranza invece che dividerla. Personalmente, abbiamo perso una battaglia ma non la guerra. Non sempre ciò che passa sulla carta avviene nella realtà”.

Prima del Consiglio, la questione viene dibattuta su più fronti, dai social network all’incontro pubblico nella scuola Majorana. “Ho affrontato il mese con serenità – giura – perché il presidente Marchionne ha rispettato la posizione di chi ha una storia politica. E questo è stato un passaggio importante, perché siamo riusciti ad affrontare quella che, al momento, è la decisione più difficile presa dalla maggioranza. È stato un Consiglio che, regolamento alla mano, sarebbe dovuto finire come quelle partite di calcio da bollino rosso, con qualche espulso sia tra il pubblico e che tra i miei colleghi. C’è stata una capigruppo – ricorda – e lì ho detto che avrei consentito una protesta legittima, ovviamente nei limiti. I cittadini sono stati fatti intervenire all’inizio ed è stata una scelta intelligente. Alcuni consiglieri – conclude – sono andati oltre il consentito, ma cacciandoli si sarebbe alterata una votazione. La politica è una cosa seria, non può alimentarsi attraverso alchimie o formule particolari. Dietro al sì della maggioranza c’è un ragionamento plausibile, anche se non lo condivido”.

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