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Santo Gra, un film bellissimo per chi ama il cinema della verità

imageIeri sera ho visto il film di Gianfranco Rosi “Santo Gra”. Va subito precisato che la vittoria del Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia ed il conseguente risalto mediatico, hanno reso la pellicola un film da botteghino, portando in sala ogni genere di spettatore. Questo spiega almeno in parte alcuni commenti negativi che da più parti si leggono in queste ore sul contenuto del film. Parto subito dal dire la mia personale opinione. Santo Gra è un film bellissimo, di quelli che giravano registi come Pier Paolo Pasolini. Purtroppo al giorno d’oggi il cinema realista, con personaggi veri che interpretano semplicemente se stessi e le proprie vite ai bordi della Roma dei fori, sono passati tragicamente di moda. Nell’era del 3D, dell’Hd, del dolby sorround e degli effetti speciali, se un film non propone esplosioni sistematiche, scene d’azione, un paio di scene violente ed almeno una di sesso, difficilmente riesce più a trasmettere adrenalina ed emozioni. Il film di Rosi, come era prevedibile, non è nulla di tutto questo. Racconta, con pochi dialoghi in presa diretta, molti silenzi, monologhi ed inquadrature statiche, i tanti personaggi reali che quotidianamente fanno pulsare il cuore di Roma. Storie semplici, anonime, di povertà, dolcezza, sofferenza, solitudine e disperazione che si intrecciano sullo sfondo frenetico del Grande Raccordo Anulare, un anello che ogni giorno come in una centrifuga raccoglie le vite e le voci di migliaia di romani. Il film quindi non ha una vera e propria trama, non vuole svelare chissà quale segreto e nemmeno presentarci degli eroi moderni. La sola ambizione è quella di mostrare la verità, la realtà della nostra vita quotidiana, fatta di rapporti che per molti si esauriscono con un sorpasso sotto il tunnel dell’Aurelia, nella costante macina di centinaia di chilometri fra casa ed il lavoro. Questo melanconico retrogusto di fondo di cui il film è imperniato, rende le storie dei protagonisti di una verità accecante. D’incanto la vita semplice dell’anguillaro, il rapporto delicato fra un padre ed una figlia stretti in un’appartamento che somiglia ai loculi di Prima Porta, le prostitute non più giovani che aspettano nei camper ed il dialogo fra un paramedico single e l’anziana mamma non più lucida, mi sono sembrati meravigliosi squarci di purezza; rispetto alla tanta falsità di quelle anime accampate alle mense orgiastiche del potere, che si abbuffano ciarlando al pari dei punteruoli rossi, che si annidano nel cuore delle palme per corromperne l’essenza più profonda.

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