Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Perché Oslo? Perché Madrid? Le trattative segrete tra Israele e OLP

Gli attentati di Oslo di oggi e quelli di Madrid dell’11 marzo del 2004 che seguivano quelli dell’11 settembre del 2001 cosa hanno in comune? C’é una sottile linea che unisce Stati Uniti, Spagna e Norvegia e che riguarda le trattative segrete e pubbliche che erano state messe in moto dalla Conferenza di Madrid del 1991 e che erano proseguite nel 1993 tra il Governo Isreaeliano e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Da quelle trattative, il 20 agosto del 1993 ad Oslo vennero siglati gli “accordo di Oslo”, ufficialmente Dichiarazione dei Principi riguardanti progetti di autogoverno ad interim o dichiarazione dei principi. Il 13 settembre dello stesso anno ebbe poi luogo a Washington la cerimonia pubblica della firma sugli accordi da parte di Yasser Arafat (OLP) e Shimon Peres (Israele), difronte ai garanti dell’accordo Warren Christopher per gli Stati Uniti e Andrei Kozyrev per la Russia, alla presenza del Presidente statunitense Bill Clinton e del Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin. Il primo travolto dallo scandalo sessuale che portò alla sconfitta elettorale democratica e alla salita al potere di Bush, il secondo ucciso il 4 novembre del 1995 e la cui morte spianò la strada alla salita al potere di Ariel Sharon a cui si deve l’avvio della seconda intifada quando l’allora capo dell’opposizione israeliana e il suo entourage di mille uomini armati entrarono nel complesso della spianata delle moschee di Gerusalemme. In effetti quindi Stati Uniti, Spagna e Norvegia rappresentano luoghi simbolo dell’occidente degli ultimi decenni di conflitto fra arabi e israeliani. E quindi in definitiva non importa più se a compiere gli attacchi siano cellule di Al Qaeda o gruppi estremisti cristiani anti islamici, come sembrerebbe emergere nelle ultime ore per la tragedia di Oslo. Questi gruppi fanno parte dello stesso gioco, in quanto parte di una strategia più ampia che sta consacrando questo primo decennio del duemila come l’epoca del terrorismo e delle guerre per le risorse economiche. Nell’attesa messianica per queste folle minoranze dell’avvento dell’armageddon, parola molto comune nell’immaginario collettivo statunitense, tanto da essere stata scelta persino dal Presidente democratico Barack Obama per descrivere il rischio del possibile default finanziario verso cui stanno scivolando gli Stati Uniti.

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