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Salaria Sport Village, la mia risposta all’intervista del neo presidente Morandi su “La Voce”

Ho letto con molta attenzione la breve intervista pubblicata su “La Voce del Municipio” a Stefano Morandi, nuovo presidente del Salaria Sport Village. Chi è Stefano Morandi? E’ uno dei collaboratori più stretti di Diego Anemone, insieme con Simone Rossetti e Luigi Sotis entrambi rinviati a giudizio. Tanto per ricordarci Luigi Sotis è l’ex Presidente del Salaria Sport Village. Quello che fra le altre cose dal cellulare intercettato chiedeva ai vigili urbani di Montesacro di toglierli la multa perchè parlava al cellulare e aveva la revisione scaduta (leggi l’articolo de Il Tempo). Quindi a quasi tre anni di distanza dall’avvio dello scandalo, Stefano Morandi è il primo degli uomini di Anemone al Salaria Sport Village a parlare. Lo fa scegliendo il giornale locale sul quale il Salaria è sponsor storico.

Sulla prima domanda c’è poco da dire. Il Salaria deve difendersi in tribunale nel processo romano iniziato ad aprile per gli abusi edilizi. Ha già perso al Tar del Lazio, dopo due ricorsi presentati dall’associazione ambientalista Italia Nostra, vedendosi respingere il proprio ricorso. Le sedi in cui parlare e difendersi ci sono, la magistratura sta facendo il suo corso, nonostante i tentativi di sanatoria proposti a più riprese dal Governo Berlusconi e dal Sindaco Alemanno.

Sulla seconda e la terza domanda, il sig. Morandi dice una cosa molto grave. Afferma che il “Tevere al Salaria Sport Village è in sicurezza“. Il giornalista glielo fa dire addirittura con un punto esclamativo a voler sottolineare la perentorietà dell’affermazione. In realtà il nuovo presidente del Salaria non afferma il vero e viene smentito addirittura dalla sentenza del Tar del Lazio n. 906 del 1 febbraio 2011 che oltre a confermare che la struttura è abusiva, poichè priva del titolo valido a costruire, sottolinea nelle motivazioni:

“D’altra parte, come emerge dalla nota del 16 aprile 2010 trasmessa dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica del Comune di Roma all’Avvocatura Comunale, l’impianto sportivo de quo, sotto l’aspetto paesaggistico, risulta compreso nell’area soggetta a vincolo paesaggistico, ai sensi dell’art. 136 d.lgs. 42/2004, lett. c) e d), per cui gli interventi di trasformazione in detta area sono subordinati alle prescrizioni dettate dal Piano Territoriale Paesistico n. 15/8 “Valle del Tevere” approvato con deliberazione del Consiglio Regionale n. 25/2006 che sottopone l’area oggetto dell’intervento a tutela paesaggistica; inoltre, sotto l’aspetto idraulico, l’area risulta compresa nel “Piano stralcio delle aree soggette a rischio di esondazione nel tratto del Tevere compreso fra Orte e Castel Giubileo” approvato con DPCM 3 settembre 1998 e, in particolare, l’intervento risulta compreso nella zona A, caratterizzata da costante rischio di esondazione del fiume Tevere, nella quale è vietata qualunque attività di trasformazione dello stato dei luoghi”. (leggi la Sentenza del Tar del Lazio).

Quanto dista il campo di calcio dal Tevere? E il cantiere?

Avete letto bene. “L’intervento risulta compreso nella zona A, caratterizzata da costante rischio di esondazione del fiume Tevere, nella quale è vietata qualunque attività di trasformazione dello stato dei luoghi”. Il sig. Morandi poi aggiunge di “aver sempre rispettato il Tevere“. Per rispondere a questa boutade umoristica basta, a mio avviso, pubblicare la foto dell’intervento edilizio. Quanto dista secondo voi il campo di calcio dal fiume? E il cantiere?

L’intervistato chiama anche in causa, incautamente, l’autorità di bacino del Tevere. Non conoscendo probabilmente a fondo la storia. Il 31 marzo del 2008 Roberto Grappelli, segretario generale dell’autorità di bacino del Tevere, avalla l’ampliamento del Salaria Sport Village nella conferenza di servizi che la sentenza del Tar del Lazio peraltro “giudica non pertinente in quanto il commissario delegato era privo della competenza per il rilascio del titolo abilitativo“. In sostanza quindi non soltanto il parere di Grappelli non ha alcun valore, poichè sconfessato dalle leggi citate in precedenza, ma come ha scritto Fabrizio Gatti sull’Espresso è pervenuto in maniera anomala. Infatti l’11 agosto la nuova giunta Alemanno nomina Grappelli presidente di Me.tro, la società metropolitane di Roma, nomina che si aggiunge a quella arrivata come collaudatore delle grandi opere del G8 alla Maddalena. Proprio il G8 per il quale sempre Diego Anemone è sotto processo stavolta a Perugia.

Vale la pena di ricordare come Grappelli, membro onorario del circolo Tevere Remo, dopo due pareri contrari, cambi infine idea ed avalli l’ampliamento. L’ingegnere è un tipo assai particolare. Avalla i 161 mila metri cubi di cemento del Salaria Sport Village, ma nega al contempo l’autorizzazione alla costruzione di un asilo nido perchè troppo vicino al fiume. Non concede al Sindaco di Monterotondo il permesso per la costruzione di un centro commerciale, appena dopo il confine di Settebagni, perchè l’edificazione ricade nella fascia “B” di rischio, sfuggendogli al contempo come il cantiere di via San Gaggio si trovi addirittura in fascia “A”, dove il rischio è assai maggiore. A conferma della pericolosità dell’area il 12 dicembre del 2008 il cantiere viene allagato, cosa che accade anche ai terreni agricoli intorno al Salaria e al quartiere di Settebagni.

Dispiace che un giornale locale molto importante come “La Voce del Municipio”, abbia deciso di trattare la replica postuma di un membro del Salaria Sport Village con poche battute in libertà non suffragate da evidenze. L’argomento del Salaria Sport Village ha oramai assunto una valenza nazionale. Ne hanno parlato ampiamente programmi televisi importanti come Report ed Anno Zero. Film applauditi a Cannes come “Draquila”. C’è un importante bibliografia dalla quale segnaliamo i libri “Sciacalli” di Corrado Zunino, “La Suburra” di Filippo Ceccarelli e “Potere assoluto” di Manuele Bonaccorsi. Suggerirei intanto questo per farsi un’idea e parlare con qualche cognizione di causa dell’argomento. Per evitare di farsi megafono di informazioni incaute relative alla sicurezza, facilmente smentibili dai fatti.

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