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Salaria Sport Village, firmata la richiesa di demolizione. Corbucci (PD): “acquisire al patrimonio pubblico dopo messa in sicurezza argini”

Articolo di Repubblica 6 maggio 2011 – Corrado Zunino.
Marco Corsini, assessore comunale all’Urbanistica, assicura che la richiesta di demolizione del Salaria sia partita dal IV Municipio: «La demolizione spetta al loro e in queste settimane ci sono stati colloqui tra i tecnici del municipio e quelli dei miei uffici. A fine giugno il Consiglio di Stato si esprimerà sulla sentenza del Tar: di fronte a una conferma della mancanza di titolo per costruire non ci sottrarremo ai nostri doveri. Potremo demolire il Salaria Village oppure acquisirlo come patrimonio comunale». D’accordo Riccardo Corbucci, esponente pd del IV “mettiamo in sicurezza gli argini e rendiamo l’opera pubblica”. 

Con un’azione a sorpresa, il Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma ha firmato la richiesta di abbattere il Salaria Sport Village, l’opera scandalosa dei Mondiali di nuoto, avanzata dagli uffici del IV municipio.
Il Campidoglio, dopo aver sentito la Procura di Roma, ha deciso di dare seguito alla sentenza del Tar dello scorso 13 febbraio, che stabiliva come non potesse bastare la firma di un commissario straordinarioa un evento straordinario (nel caso Claudio Rinaldi per “Roma 2009”) per costruire sul territorio romano: era necessario, comunque, un “permesso di costruire” concesso dalle autorità comunali. Il potere di cui si era fatto carico il commissario Rinaldi (e prima di lui il sovrintendente Angelo Balducci), ha sostenuto il Tribunale amministrativo del Lazio, era andato oltre il mandato della presidenza del Consiglio. Il Tar ha quindi spiegato: «L’estensione, per il solo fatto di essere destinato a soddisfare esigenze della collettività, della qualifica di impianto pubblicoa qualunque impianto privato che insiste su suolo privato e gestito a fini di lucro da soggetti privati sarebbe incomprensibile su un piano logico prima ancora che giuridico». Una motivazione della sentenza amministrativa, questa, che da tempo è stata fatta sua dalla Procura di Roma e ora ha spianato la strada alla scelta dell’amministrazione.
Mercoledì, dopo lunga istruttoria dei tecnici, c’è stata una riunione in Procura ed è partita l’ordinanza di demolizione, recepita ieri mattina dagli uffici operativi del IV municipio, quello che gestisce il territorio (Settebagni) su cui cresce il Salaria. Bisogna ricordare che l’istanza di demolizione riguarda, appunto, i due nuovi manufatti realizzati in tempi rapidi tra il 2008 e il 2009, mentre non tocca gli allargamenti (anche questi non autorizzati) realizzati sulla struttura originaria. Alla base del provvedimento, oltre alla sanzione dell’abusivismo edilizio (argomento sul quale la giunta Alemanno non ha mai mostrato sensibilità), c’è anche la presenza di diversi vincoli ambientali e idrogeologici nell’area interessata e la convinzione della pericolosità delle duegrandi strutture erette in una zona che dovrebbe servire come bacino di continenza rispetto alle piene del Tevere. Nelle ultime tre stagioni in quel punto il fiume è esondato due volte. Ad oggi i due edifici non sono mai stati utilizzati, lasciando l’attività del Salaria compressa nella struttura storica dove, per esempio, nell’unica piscina restante devono forzatamente convivere nuotatori agonisti e principianti.
L’accelerazione degli atti, a fronte di un sindaco che non si è costituito parte civile al processo sulle piscine in corso al Tribunale di Roma, sembra rientrare in una strategia che vorrebbe risolvere la questione Salaria entro il mandato Alemanno (nei prossimi diciotto mesi, quindi). E le istanze di demolizione potrebbero essere allargate ad altre strutture.
Il 30 maggio riparte il processo penale sulle piscine dei Mondiali di nuoto (con la dichiarazione dei testimoni e delle parti civili) mentre a fine giugno il Consiglio di Stato si esprimerà sulla sentenza di febbraio del Tar.

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5 Risposte »

  1. Dal mio punto di vista la struttura andava demolita PRIMA dei mondiali di nuoto. trovo scorretto che prima abbiano chiuso un occhio per poterla utilizzare durante i mondiali (il che significa gran ritorno economico e di immagine per gli orgnizzatori) ed ora sono diventati tutti integerrimi!!!! La cosa più intlligente sarebbe acquisire la struttura come patrimonio comunale, dopo averla messa in soicurezza e farla utilizzare agli atleti. A Roma c’è una grande penuria di piscine e, soprattutto, una grande carenza di strutture ben fatte. Potrebbe anche essere data in gestione al salaria che, in fin dei conti, ha sborsato una cifre considerevole. Gli unici che ci hanno veramente rimesso sono gli atleti che si trovano a dover elemosinare acqua ad altre piscine romane

  2. Sono d’accordo, tale struttura non va demolita ma va PROTETTA, solo motivi politici di parte consentono a chi dovrebbe occuparsi di altre cose invece si occupa di sport e sicuramente mai lo ha fatto, ( GIORNALISTI STAMPA PARTITI POLITICI DI SINISTRA ECC…….)se non guardato in televisione, sono da abbattere altre strutture vergognose e abusive, A Roma sono tantitissime le strutture o i palazzi abusivi perchè ci si interessa solo al SSV?
    lL SSV, E’ UN CENTRO SPORTIVO E VA TUTELATO, E VA RESTITUITO A CHI L’HA FATTO e AI SOCI, non al pubblico, cosa c’entra il pubblico?
    Si parla tanto di crisi e questo Paese invece di pensare di dare lavoro alle persone lo toglie mettendo in crisi le aziende private, guarda il personale del SSV, mica è colpa della proprietà se è andata in crisi e non può pagare gli stipendi. Un modo per dare lavoro è togliere i sigilli e far lavorare la nuova e meravigliosa struttura di settebagni, ma la Politica non vuole, poi se è vero che è abusiva allora la si demolisse ma con essa TUTTE LE STRUTTURE, TUTTE LE CASE E GLI IMMOBILI ABUSIVI DI ROMA, NON SOLO IL SALARIA. SPORT VILLAGE. MA BISOGNA ABBATTERE TUTTE LE STRUTTURE ABUSIVE DI ROMA E DINTORNI, MA POI RIMARREBBE QUALCOSA? VOI CHE DITE?

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