Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

Alemanno dimettiti, iniziativa del Partito Democratico

Fotografia di Salvatore Contino

Il mio intervento all’iniziativa del Partito Democratico al Teatro della Cometa , organizzata e promossa da Modem, per chiedere le dimissioni del Sindaco Gianni Alemanno che sta tentando con questa nuova giunta bis di paralizzare ulteriormente la città.

Oggi siamo qui perchè non potremmo stare in un altro luogo. Questo teatro simbolo di tante vittorie del centrosinistra si trova a pochi metri dal Campidoglio. Per raggiungerlo, però, bisogna ancora percorrere una lunga e ripida salita. Alemanno è in grande difficoltà e a noi spetta il compito di avanzare con passo certo per dare a Roma un’amministrazione degna e capace. Sapendo che l’obiettivo è vicino, ma che bisogna ancora faticare in salita per far scendere da cavallo questo Sindaco. Siamo qui oggi perchè è importante far sentire al Sindaco Alemanno, alla sua maggioranza, agli esponenti del governo impegnati a fare i capicorrente anziché governare il Paese e la città, che non sono da soli chiusi nelle stanze del Campidoglio a decidere del futuro di Roma, a spartirsi posti ed assessorati. Siamo qui per far sentire loro che da questo teatro, nelle strade, nelle case dei romani, in queste ore si sta discutendo e si sta dando un giudizio molto negativo di questi due anni e mezzo di amministrazione di centrodestra.

Un’amministrazione che si è contraddistinta per la sua incoerenza, le sue menzogne, la sua incapacità a governare la capitale d’Italia. Perché Roma era una Capitale già prima che qualcuno aggiungesse la parola “capitale” sulla carta stampata del Comune e dei municipi. Non lo era però solo sulla carta come purtroppo lo è diventata adesso, lo era nella qualità della vita, nell’offerta dei servizi sociali e scolastici, nella difesa dell’ambiente, nella produttività delle sue aziende, nel turismo e nell’offerta culturale che coinvolgeva anche le periferie con tanti eventi territoriali, oltre ai grandi eventi cancellati dallo strabismo di Alemanno.

Il Sindaco in questi due anni e mezzo ha raccontato una storia costellata di bugie. Dal debito pubblico ereditato fin dai tempi di Romolo ai disastri sui Mondiali di Nuoto del 2009. Dalla gestione delle aziende come l’Atac e l’Ama alla probabile emergenza rifiuti che mette Roma a rischio come Napoli. In questo momento in cui Alemanno ammette pubblicamente il fallimento della sua amministrazione e con un atto senza precedenti nella storia della capitale scioglie la propria giunta, per evitare imbarazzi sul futuro di alcuni suoi assessori, dobbiamo far sentire forte la voce del Partito Democratico che questa città l’ha governata bene e con grande dignità per diversi anni.

Il Partito Democratico di Walter Veltroni che di questa città è stato indiscusso Sindaco non si sarebbe mai azzardato a difendere gli scellerati abusi edilizi commessi, grazie ai poteri straordinari di commissari in affari con la cricca, in preparazione dei Mondiali di Nuoto 2009. Non si sarebbe mai prodotto nel triste teatrino di assessori all’urbanistica ed avvocatura comunale che hanno fatto la spola dal Campidoglio agli uffici della Procura per trovare soluzioni fantasiose per tentare di sanare abusi edilizi su aree agricole a rischio esondazione come quelle su cui è sorto il famigerato Salaria Sport Village. E solo questo centrodestra tragicomico avrebbe potuto partorire l’idea, fortunatamente già abortita, di offrire un qualche ruolo di responsabilità a Guido Bertolaso, uno dei principali protagonisti di quella vergognosa vicenda che grazie al lavoro di magistratura, comitati di quartiere ed associazioni ambientaliste è stata portata all’attenzione del Paese, scoperchiando gli affari della cricca che ha depredato l’Italia e Roma.

E si perché se al Partito Democratico venivano contestate in passato da Alemanno le regole del partecipato Piano Regolatore, che hanno sempre previsto opere pubbliche a scomputo ed oneri concessori per poter edificare, con la destra abbiamo assistito al far west last minute. I privati hanno cementificato abusivamente come non mai ed Alemanno se ne è andato, in giro per Roma, ad esempio a Tor Bella Monaca proponendo di radere al suolo il quartiere. Proponendo in IV Municipio cambi di destinazione d’uso a Piazza Minucciano e alla Bufalotta senza colpo ferire e umiliando le amministrazioni locali. L’urbanistica del fai da te, basta che fai per noi. E così sono nati affidamenti di gare d’appalto in barba ai bandi pubblici e alle regole d’appalto europee, addirittura per opere strategiche quali la metropolitana. Una vergogna senza precedenti che getta ombre pesanti e che ci deve indurre a rivedere fortemente la legislazione sui poteri speciali affidati ai Sindaci.

Sulle ultime vicende di Atac ed Ama abbiamo assistito alla degenerazione della politica del centrodestra. Centinaia di assunzione che stanno affossando aziende che non erano in crisi. La vicenda di Atac, poi, raggiunge punte parossistiche. Oggi a tanti over settantenni sono arrivate le tessere gratuite per il mezzo pubblico. Sono valide dal 1 gennaio al 28 febbraio 2011 e non per tutto l’anno come di consueto. Il motivo? L’azienda risponde che non ci sono più i soldi per garantirle. Quei soldi sono serviti ad assumere parenti ed amici dei politici di centrodestra, togliendo al contempo servizi per i cittadini. Uno scandalo dal quale questo Sindaco può trovare via d’uscita soltanto con le proprie dimissioni.

Ed invece il Sindaco vuole proporci il bis che si sa, di solito, non è mai molto meglio della prima. Eppure di questo film già si intravedono, a mio avviso, i titoli di coda. Aledanno o Alemagno che dir si voglia, ha dimostrato il proprio fallimento ed è stato persino costretto ad ammetterlo, cosa inusuale per la politica, per evitare danni ancora peggiori dall’esito delle varie inchieste della magistratura ancora in corso. Roma si aspetta dal partito democratico e dalle forze di centrosinistra una proposta che rilanci la nostra città e la riporti ad essere la capitale d’Italia. Non sulla carta intestata, ma nella realtà di tutti i giorni.

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