Assessore alla scuola, al bilancio, alla trasparenza e alla partecipazione del III municipio di Roma

L’intervento al convegno di Area Democratica a Cortona

Domani (9 maggio) sarà l’anniversario dell’omicidio di Peppino Impastato. In quella vicenda così triste per la difesa della legalità e la lotta alle mafie ci sono tutti i vizi e le storture del nostro paese. Un giovane che coinvolge una generazione rubata nella lotta contro la mafia e la politica corrotta, capace di usare i mezzi di comunicazione contro un potere forte ed ignorante, per questo ucciso barbaramente e considerato per anni dallo Stato alla stregua di un terrorista. Prima di essere riabilitato da un film: i Cento Passi. Una verità restituita alla storia grazie alla cultura che sembra essere la vera assente nel nostro Paese.

Ricordando quel sacrificio e leggendo con preoccupazione le rivelazioni sull’omicidio di Giovanni Falcone in cui potrebbero essere stati coinvolti apparati deviati dello Stato, credo che come Partito Democratico ed ispirandoci al programma politico del Lingotto, l’ultima e per ora unica visione di una società diversa dal modello neo liberista di ispirazione berlusconiana, si debba tornare con forza a porre come centrale il tema della legalità. Senza titubanze e preoccupazioni.

Guardate non è vero che i cittadini hanno perso sensibilità rispetto alla questione morale. Lo dimostra l’elevata percentuale di assenteismo che colpisce entrambi gli schieramenti. A patto però di essere capaci di declinare correttamente il termine legalità. Non è possibile difronte agli scandali che travolgono il Pdl, funzionari pubblici e la protezione civile continuare a soffermarsi sui massaggi di Bertolaso o sulle escort del premier quasi ad inseguire i format del grande fratello.

Dobbiamo spiegare ai cittadini cosa significa per la loro vita quotidiana vivere in un sistema fondato sulla corruzione. Quali costi ha per la società il lievitamento degli appalti pubblici affidati senza controllo dai super poteri dei vari commissari straordinari nominati ad hoc. Bisogna spiegare che maggiore corruzione si traduce in aumento della spesa pubblica e minori servizi e diritti per le persone. In un momento di crisi economica mondiale nel nostro Paese non si discute di come affrontare la tempesta scrivendo regole certe, ma di come difendere quei pezzi dello Stato, del governo e dell’imprenditoria che hanno approfittato di questo abbassamento del livello di guardia. Di cui noi siamo in parte responsabili.

Il Partito Democratico sulla legalità, sulla lotta alle mafie deve essere fermo e deciso. Non basta più dire che non vogliamo i voti dei mafiosi, dobbiamo anche valorizzare in tutto il Paese quelle risorse che spesso combattono usura, criminalità e corruzione nell’indifferenza delle Istituzioni. Non possiamo apparire e lasciarci descrivere, come vorrebbe qualche Giornale di centro destra, uguali a loro. Non lo siamo e non lo saremo mai. E se qualcuno la pensa diversamente su questo tema non può trovare voce nel Pd.

Lasciare ad esempio ad una parte dell’attuale maggioranza di governo l’azione parlamentare sul DDL anticorruzione è un errore. Dobbiamo essere noi a proporci come forza di governo in grado di assicurare la trasparenza che in sostanza vuol dire spendere bene i soldi dei cittadini.

Perché la legalità è un tema centrale e non accessorio. Perché da un sistema efficiente che funziona discende un migliore mercato del lavoro, una gestione equilibrata di rispetto di diritti e doveri sull’immigrazione, una maggiore capacita di recupero di risorse dall’evasione fiscale, una politica chiara contro il sistema dei condoni, una migliore qualità dei servizi. In concreto un sistema economico e finanziario più stabile.

Alla ricetta della destra del miracolo e dell’eccezionalità dobbiamo proporre quella della normalità e della certezza. Un Paese non può vivere di sogni e speranze, pensando di cambiare la propria condizione grazie ad un gratta e vinci. I cittadini devono poter avere certezze. Nei diritti ed ovviamente nei doveri.

Al federalismo che è diventato il cavallo di battaglia della Lega e della destra, dobbiamo opporre l’unità e la solidarietà fra le Regioni. Possibile solo se il Paese e lo Stato si fanno carico di una visione unitaria dei problemi senza semplicistiche strumentalizzazioni. Non può esiste una corruzione accettabile a Roma e Milano perché funzionale all’economia ed una mafiosa a Palermo o a Napoli che consente alle mafie, peraltro, di investire al nord i proventi illeciti.

Ritorniamo ad avere il coraggio di proporre un orizzonte nuovo. Smettiamola di parlare del partito che vorremmo ed iniziamo a parlare a tutti i cittadini del Paese che vogliamo costruire.

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